La natura non c’entra

Domenica 28 agosto sul Corriere della Sera, G. Buccini scriveva: “(…) per contenere i troppi morti di questa Italia piagata dagli uomini e dalla natura”. Ebbene, non penso di avere titoli per parlare di natura, ma voglio arrogarmi il diritto di difenderla. Assolverei assolutamente, benché il terremoto sia un episodio “naturale”, la natura da una qualsiasi responsabilità. Inutile soffermarsi sulle ragioni storiche per cui i paesi medioevali si trovano arroccati in cima a colli e alture, ma da quando l’uomo moderno ha cominciato a registrare i sismi e ha conoscenze tali da determinare “territori di grande pericolosità” per questi eventi, assolutamente nulla è stato fatto per mettere in sicurezza i centri abitati a rischio. Perciò, come dice Buccini “nuovo funerale solenne, dentro un’altra palestra trasformata in cattedrale come lo scorso luglio ad Andria, per contenere i troppi morti”.
Potrebbe aggiungere come in Irpinia, come per Sarno, etc. Una lista troppo lunga che grida vendetta! Sì proprio di vendetta parlerei, nei confronti di chi ha retto le sorti di una nazione che conta, caso unico in Europa, Enti di controllo del territorio da far invidia al Giappone: CFS, Comunità Montane, Polizia Provinciale, Guardie Ambientali, Servizio monitoraggio CNR, Ministero dell’Agricoltura e Foreste, e tanti altri piccoli servizi legati a facoltà universitarie, Ministeri, Regioni, Comuni, con centinaia di consulenti dei predetti Enti.
Oserei dire che, dalla fine della guerra a oggi, la “politica” ha fagocitato denaro sufficiente ad abbattere l’intero paese e ricostruirlo. E vorremmo incolpare la natura?
Un esempio vicino. Qualche anno fa un crollo di qualche decina di metri, interrompe la Strada Statale per Vallo della Lucania, a oggi l’interruzione è ancora lì.
Nello stesso tempo il Giappone ha cancellato i segni di un disastro nucleare!
E dovremmo ascrivere alla natura i morti del terremoto? I morti delle frane, delle strade insicure, dei ponti crollati, delle autostrade incomplete, dei fiumi straripati, dei torrenti tracimati, e di tutto ciò che è certamente ascrivibile all’incuria, al malgoverno, alla corruzione, a lavori pubblici con costi decuplicati e qualità decimata, gridano vendetta. Di questo parlerei e non delle lacrime ipocrite di chi lucra sulla nazione, anche sui morti! Quando un’altra palestra diventerà una cattedrale? Mi auguro mai! Che cosa vuoi che sia l’augurio di un semplice cittadino in confronto al coriaceo sistema Italia che domani festeggerà la manna di soldi pubblici per la ricostruzione?

16 settembre 2016 – © Riproduzione riservata
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