La battaglia di Battipaglia

Dopo gli eventi delle ultime settimane non ci sono più dubbi: Battipaglia ha detto “no”. E non si tratta di una generica ed emotiva opposizione a ospitare sul proprio territorio impianti “scomodi”, necessari alle comunità ma fastidiosi per i residenti, come capita spesso un po’ ovunque nel mondo, tanto da essere codificata come sindrome Nimby (acronimo di Not in my back yard, non nel mio giardino). Anche perché Nimby è un atteggiamento pregiudiziale, preventivo; nel caso di Battipaglia, invece, i cittadini sopportano da un quarto di secolo – spesso in silenzio – che nel loro “giardino” altri vengano a scaricare rifiuti pericolosi o putrescenti.
I battipagliesi hanno finalmente preso consapevolezza della situazione drammatica nella quale vivono. Saranno stati i roghi tossici estivi o l’olezzo pestilenziale che ammorba la città da anni, sta di fatto che la protesta contro Regione e amministrazione comunale ha assunto connotati decisi e inequivocabili. I nostri concittadini esprimono un fermo “no” non solo alla violenta sopraffazione che la lobby dei rifiuti sta perpetrando nei confronti della nostra comunità, ma anche al modus operandi della classe dirigente locale che appare travolta dagli eventi, timida, inconcludente, quasi in stato confusionale. Il “no” gridato dal Comitato, dalle associazioni, dai sacerdoti, dagli studenti e dalla maggioranza dei battipagliesi è un “basta” alle promesse puntualmente disattese, alle reazioni timide, alle minimizzazioni, all’inefficacia dei controlli, all’insofferenza verso il sacrosanto diritto di critica esercitato dall’opinione pubblica. Gli amministratori – dal sindaco all’ultimo dipendente comunale – spesso dimenticano che dovrebbero essere al servizio dei cittadini, sono delegati dagli stessi ad amministrare la cosa pubblica, non sono lì a “comandare” sui sudditi. I cittadini vanno informati senza reticenze, vanno ascoltati, va tenuto in considerazione chi offre le proprie competenze o il proprio impegno per affrontare problemi complessi e finora irrisolti. 
Oggi i battipagliesi non ne possono più dei rifiuti – per strada e nelle aziende che accerchiano la città – ma sono altresì stufi del “rifiuto” al confronto di chi governa questa comunità. Fanno tenerezza – per non dire altro – le dichiarazioni risentite di alcuni “leader” politici nostrani che, offesi, lamentano il disconoscimento della loro autorevolezza. A costoro ricordo che l’autorevolezza si costruisce e si conserva con fatica quotidiana con le azioni, con il rispetto degli altri, con l’esempio virtuoso, col senso di responsabilità. L’umiltà, l’ammissione degli errori o dei propri limiti è il presupposto per conquistare il rispetto dei cittadini. 
Tutti sanno che la battaglia di Battipaglia è difficile, che il pronostico è sfavorevole, che le responsabilità sono soprattutto dei “predecessori”; per questo nessuno potrà rimproverare chi la combatterà di essere uscito sconfitto dal campo. A un solo patto: basta ingannare i cittadini! Basta attaccare chi critica o contrastare chi si adopera per indicare una soluzione! Cambiare atteggiamento potrebbe restituire, se non l’autorevolezza, almeno la comprensione e l’assoluzione dei battipagliesi.

28 settembre 2019 – © Riproduzione riservata

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