La balla e la bestia di Ernesto Giacomino

Un cittadino (dal nome poi rivelatosi inventato) comunica a un giornale locale di aver indetto una petizione per erigere a Battipaglia un busto a Barbara D’Urso (petizione, anch’essa, risultata inesistente), la notizia fa il giro d’Italia, tempo tre ore e diventiamo lo zimbello della nazione. Poi, ok, si scopre che è una fake news, ma a quel punto il danno è fatto: la smentita non fa lo stesso rumore della balla e ci ritroviamo – ancora una volta – nel guinnes nazionale dei gonzi.
Tranquilli che su questa solfa ci sono tornato solo un momentino, giusto come aggancio per tutto un altro discorso. O no, o chissà, magari il discorso è lo stesso, fa contestalmuente da causa ed effetto come in una spirale viziosa. Perché poi, vi foste fatti una camminata sui social, in quei giorni, avreste visto che i primi ad autobuttarsi guano in faccia eravamo noi stessi: “che vergogna, voglio espatriare”, “è quello che merita questa città di (insulto a piacere)”, “se c’era lvi non succedeva!1!” (consecutio temporum abrogata per scadenza dei termini). E beh, sincero: vedendo un po’ tutti come c’erano cascati e s’erano affrettati a sputare giudizi senza aver speso mezzo minuto a controllare la veridicità della notizia, un po’ di vergogna (parecchia) l’ho provata anche io.
Tema, insomma: la boccalonaggine. Sottotitolo: scoprire se su noi battipagliesi fanno articoli scemi perché sanno che siamo boccaloni, o siamo boccaloni perché crediamo agli articoli scemi. Svolgimento: né l’uno né l’altro, forse. È cambiata l’informazione. Peggio ancora: sono cambiati i metodi, dell’informazione. Peggio del peggio: sono cambiati gli operatori, dell’informazione.
Ora sarò stantio, ma se buttiamo un occhio al passato ci ricorderemo tutti che siamo ancora una città di camorristi. Cioè: lo siamo dal famoso faldone della Prefettura che atterrò sulla scrivania del ministro Alfano, che a sua volta decretò lo scioglimento del Comune per collusione con la criminalità organizzata sulla base di (testualmente, nella relazione) “concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita’ organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi”. Da quella relazione a oggi sarebbero passati cinque anni: e la “concretezza, univocità e rilevanza di elementi”, in sede processuale, non pare essere emersa poi tanto. Come dire: due paroline di riabilitazione, a questa comunità, trovatasi improvvisamente vittima del pregiudizio nazionale, andrebbero dette o no?
Macché! Niente da fare, signori: è il rutilante mondo dell’informazione, la notizia è sempre nell’uomo che morde il cane e mai viceversa. E quando l’uomo non morde – o il cane non lo denuncia – si va a caccia d’altro: perquisizioni agli operai magrebini spacciate per blitz antiterrorismo, alluci valghi malcurati assurti a emblema della malasanità, allontanamenti di microspacciatori dagli arresti domiciliari annuniate come evasioni violente di pericolosi criminali.
L’importante è sganciare la bomba: ci sarà, poi, chi raccoglie feriti e detriti. D’altra parte, in un mondo che ha sul groppone quattro miliardi d’anni d’evoluzione, come fai a trovarla, una novità che davvero interessi a qualcuno?

10 giugno 2018 – © riproduzione riservata
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