Il Vischio e le sue proprietà ipotensive

Le nostre case, in questo periodo, ne sono piene per la bellezza delle sue bacche perlacee e la sua antica fama di piante augurale. Il Vischio, Viscum album L., è un arbusto sempreverde, alto 30-40 cm, semiparassita di molti alberi: non cresce nel terreno ma affonda le sue radici nel pero, nel melo, nel tiglio, nel pioppo, nel mandorlo, nel salice, nell’acero, qualche volta anche nella quercia. Si ritrova in tutta Europa su oltre duecento specie di piante tanto da distinguere almeno tre sottospecie di Vischio, a seconda della pianta ospite, con diversa composizione fitochimica. Vivendo a spese altrui, il Vischio, sopperisce al suo fabbisogno di acqua e nutrienti proprio grazie alla pianta nella quale affonda le radici. Pertanto si distinguono la sottospecie platyspermum (o vischio delle latifoglie, che cresce su tutte le latifoglie europee ad eccezione del faggio, preferendo il melo e il pioppo), quella abietis (o vischio dell’abete perché cresce sull’abete bianco), infine la sottospecie laxum (vischio dei pini). La droga è costituita dai rametti e dalle foglie. I suoi principali costituenti solo lectine, alcaloidi e le viscotossine. Contiene inoltre acidi grassi, amine, flavonoidi (citiamo la quercetina ad esempio), terpenoidi, tannini, etc. 
Tradizionalmente il Vischio è utilizzato per la sua azione ipotensiva. Alcuni principi attivi estratti e isolati da questa pianta sono allo studio per le loro possibili attività immunostimolanti e antitumorali. Le prime sperimentazioni cliniche, cominciate nella metà del secolo scorso, tutte effettuate mediante somministrazione parenterale dell’estratto della pianta, ossia attraverso iniezione sottocutanea, evidenziarono un effetto tachicardico e allo stesso tempo ipotensivo. Da allora gli studi si sono rincorsi e susseguiti, ma sono ancora troppo pochi per poter utilizzare i principi attivi del Vischio isolati, purificati e titolati come farmaco. La presenza delle viscotossine rende l’uso della pianta per via parenterale possibilmente tossica in base alla dose. 
Va operata una netta distinzione tra l’uso orale della droga sotto forma di estratti acquosi, ad esempio tisana (come coadiuvante delle terapie per l’ipertensione arteriosa) e quello parenterale di componenti isolati, ad esempio di preparati per iniezione. Le viscotossine non rientrano tra i principi attivi delle tisane in quanto sembrerebbe che non vengano assorbite dall’organismo per somministrazione orale. Pertanto l’azione ipotensiva è legata, come spesso accade per la maggior parte delle piante, al suo fitocomplesso e non al singolo principio attivo. 
Per quanto detto, in fitoterapia, il vischio viene utilizzato in piccole quantità in abbinamento generalmente ad altre piante (ad esempio l’aglio, le foglie d’olivo, il biancospino), che ne modulano l’efficacia, come sostegno ai trattamenti per l’ipertensione.
Per uso esterno le nostre nonne erano solite farne un decotto e immergerci le mani per trattare screpolature e geloni.

Tisana ipertensione (coadiuvante)
– Vischio foglie e rametti 30g
– Olivo foglie 20g
– Biancospino 20 g
– Verga d’oro 20g
– Menta piperita o Anice 10g
Decotto: un cucchiaio della miscela in 250 ml d’acqua. Far bollire a fuoco lento per 10 minuti con coperchio. Filtrare e bere una o due tazze al giorno secondo necessità.

Simona Otranto, erborista

18 dicembre 2020 – © Riproduzione riservata

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