Il dubbio di Daiberto Petrone


Giovedì 23 novembre Battipaglia si è fermata per dire no all’insediamento di un impianto di compostaggio all’interno dello Stir. Per la stessa ragione di tutela del territorio la domenica prima si è svolta la passeggiata verde degli alunni delle scuole elementari e medie. La partecipazione in entrambi i casi è stata significativa della sensibilità della popolazione a temi quali l’ambiente, la salute, la salvaguardia del proprio territorio. Circa ottomila secondo alcuni, diecimila secondo altri,  i partecipanti alla manifestazione di giovedì:  rappresentanti della  politica, dell’imprenditoria, professionisti, studenti, sindacalisti, associazioni varie… e tanti cittadini accomunati dalla preoccupazione dell’aumento di rischi per la salute in un ambito già interessato da notevoli criticità.
Posto il dato positivo di una collettiva attenzione all’ambiente in cui siamo costretti a vivere, non posso fare a meno di rilevarne una qualche  distonia e un coacervo di interessi spesso confliggenti: insieme amministratori e amministrati, coltivatori e consumatori, gestori di servizi e destinatari degli stessi, autorità più o meno autorevoli e tanti cittadini tutti apparentemente uniti, ma in realtà con responsabilità e ruoli  differenti.
Non intendo certo affrontare le ragioni degli uni e degli altri; lo fanno già in tanti, ancorché privi, come me, di basilari  elementi di conoscenza o discernimento della natura degli impianti di trattamento dei rifiuti e delle problematiche connesse alla mancanza di strategie alternative agli insediamenti.
Volevo solo cogliere un aspetto di natura forse sociologica e tentare di risolvere un dubbio che sempre mi assale allorquando si svolgono  manifestazioni  del genere che,  a differenza delle iniziative di categoria (operai, studenti, disoccupati, precari), vedono la partecipazione dei soggetti  più disparati, categorie disomogenee  in una assoluta confusione di ruoli tra chi ha il dovere e la  responsabilità di decidere e chi invece subisce scelte, spesso sbagliate, ritardi, omissioni che sono ovviamente appannaggio della classe dirigente.
Sarebbe logico aspettarsi risposte e soluzioni  dal ceto politico-istituzionale in una  dialettica tra governanti e governati che porti i primi a rendere ragione del proprio operato e spiegare le strategie di superamento delle criticità, tempi e modalità di bonifica del territorio, e gli altri ad assumere comportamenti conseguenti sul piano politico, in particolare nella espressione del voto per l’elezione dei rappresentanti istituzionali a qualsiasi livello.
Accade invece di trovarseli accanto in una manifestazione  nella quale probabilmente sarà giusto dire “no”, ma sarebbe ragionevole conoscere in prospettiva come si intende risolvere il problema dei rifiuti, che tutti produciamo in quantità sempre crescente.  E qui ognuno deve fare la sua parte. Quando vedo migliaia di persone marciare per la tutela dell’ambiente, mi chiedo: ma sono gli stessi che quotidianamente sversano, imbrattano, usano pesticidi in agricoltura, disperdono nell’ambiente ogni tipo di schifezza, utilizzano potenti  autovetture anche per brevi spostamenti all’interno della città?

Nella foto: un momento dell’incontro del 29 novembre

7 dicembre 2017 – © Riproduzione riservata
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