Il diritto alla normalità

Caro direttore,
attraversate le Alpi, tra Francia, Germania, Belgio, Olanda o Danimarca, incontreremo decine di luoghi geomorfologicamente simili alla Piana del Sele. Orbene, non riesco ad immaginare, forse povero di fantasia, che in una pianura, sia essa in Frisia o Renania, in Normandia o Selandia, alla notizia della costruzione, o ampliamento, di un impianto di compostaggio, si sollevi la popolazione e dia vita ad un comitato di opposizione. Mi risulta più facile immaginare, ad esempio, che davanti a tale prospettiva, il governatore delle Fiandre, convochi i sindaci dei comuni il cui territorio sia compreso nella piana in oggetto, convochi le associazioni agricole, un membro del ministero dell’agricoltura e, dopo aver relazionato sul progetto che porterà una produzione di composto estremamente rilevante, proponga di trovare una collocazione a tale abbondante concime organico.

Si potrebbe convertire l’agricoltura dell’intera Piana in produzione di prodotti biologici, aprire un laboratorio universitario che segua la conversione e ottimizzi i vantaggi etc. Ma si potrebbe anche non trovare un accordo e rimarrebbe comunque il progetto di costruzione o ampliamento, e il composto sarebbe utilizzato anche in altre pianure. Ognuno ritornerebbe ai propri impegni ed i cittadini continuerebbero ad occuparsi ognuno delle proprie attività.

Questo sarebbe accaduto se Battipaglia e la Piana del Sele fossero nelle Fiandre. In tali contesti, normali, le scolaresche delle classi primarie, visitano gli impianti di compostaggio, ritornano a casa con il sacchetto di composto per concimare, noi no. Dopo le tante discariche, le mancate bonifiche, le vane promesse, gli scandali, i roghi, gli avvisi di garanzia, le assoluzioni, le sofferenze per i miasmi, le morti, siamo stufi! Siamo costretti a dissotterrare l’ascia di guerra, ad organizzarci in comitati, ad informarci su processi ed attività che avremmo volentieri ignorato, a passare ore al telefono o a incontrare persone per convincerle a dare una mano, a partecipare. Ci viene negata anche la libertà, in una torrida estate, di dormire con le finestre aperte: non abbiamo diritto alla normalità, siamo costretti a correre ad acquistare il condizionatore per tenere chiuse le finestre. Quando il Sud Italia sarà parte dell’Europa? Quando ci riapproprieremo della nostra terra, della nostra vita e potremo prospettare un futuro ai nostri figli?

Enzo Perrone

22 settembre 2017 – © Riproduzione riservata
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