I bambini e il nemico invisibile

La cosiddetta fase due ci ha fatto aprire la porta di casa mostrandoci di nuovo “il mondo di fuori”. Eppure questo momento, così desiderato e immaginato nei giorni di quarantena, inaspettatamente suscita in noi emozioni contrastanti: euforia per la sensazione di una ritrovata libertà, ma anche timore di incontrare un mondo che non sembra più lo stesso. È un mondo, infatti, che ci appare non più accogliente, ma ostile e pericoloso. Queste sensazioni, inevitabilmente, vengono trasmesse ai nostri figli che si trovano di fronte a messaggi fortemente discordanti, la spinta verso il mondo e la necessità di proteggersi da questo. Viene detto loro di indossare una moderna armatura, fatta di guanti e mascherina, in grado di schermare dal nemico sempre in agguato che può annidarsi in qualsiasi persona incontrata. E quindi l’altro, non solo adulto e sconosciuto, ma anche l’amico del parco o il compagno di classe smette di essere una possibilità di incontro e di gioiosa socializzazione, ma diventa un potenziale pericolo e un untore involontario da cui distanziarsi. Tutto questo crea nei bambini un profondo sentimento di disorientamento e diffidenza andando a ledere la fiducia di base, elemento importante nella formazione del sentimento di apertura verso gli altri. Inoltre, si trovano a percepire il proprio ambiente di vita in modo contrapposto: da un lato il mondo familiare come un posto buono nel quale sentono di essere accolti e rassicurati e dall’altro un ambiente esterno non in grado di provvedere ai bisogni di protezione e sicurezza. Questa discordanza può portare a vedere il mondo come imprevedibile, minando il senso di sicurezza e la spontaneità emozionale, fagocitata dalla necessità di un controllo costante della distanza protettiva. In più, la limitazione del contatto corporeo e dell’esplorazione dell’ambiente, elementi attraverso cui il bambino comincia a strutturare la rappresentazione di sé, possono generare ansia e influire sul percorso evolutivo di scoperta del mondo.
Ma se il rapporto con l’altro e con il mondo è contaminato da forze distruttive che si insinuano prepotentemente nella quotidianità intrappolando pensieri ed emozioni, come evolverà l’immagine personale dei nostri figli? Questo dipende, in gran parte, da come noi, genitori ed educatori, riusciremo a conciliare l’opportunità del controllo con le necessità evolutive di fiducia, di sicurezza e di esplorazione dei nostri bambini.
È necessario, infatti, essere attenti, ma non eccessivamente frustranti con atteggiamenti ansiosi e di controllo ossessivo, occorre guidare i comportamenti dei nostri figli, sostenendo, però, anche i loro tentativi di autonomia.
Importante è che i bambini, nonostante la criticità del momento, possano costruire la fiducia nel mondo e possano sviluppare un senso di sé positivo. Sono questi sentimenti che li aiuteranno nel percorso di scoperta della vita, sono questi sentimenti che li sosterranno nelle difficoltà e nella loro battaglia interiore contro il “nemico invisibile”.

Anna Cappuccio, psicologo clinico, psicoterapeuta

16 maggio 2020 – © Riproduzione riservata

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