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	<title>Nero su Bianco - Battipaglia</title>
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	<description>Quindicinale di informazione, politica, sport e spettacolo distribuito a Battipaglia (SA), ©SFIDE.</description>
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		<title>Balla coi cupi (di Ernesto Giacomino)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 08:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Non riesco a immaginarmela rumorosa, io, la Battipaglia by night. In genere la trovo desolatamente silenziosa. Quel famoso “dormitorio” di buona parte della provincia salernitana che &#8211; in questa città o negli immediati dintorni &#8211; ha col tempo trovato lavoro &#8230; <a href="http://www.nerosubianco.eu/balla-coi-cupi/">Leggi Tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non riesco a immaginarmela rumorosa, io, la Battipaglia by night. In genere la trovo desolatamente silenziosa. Quel famoso “dormitorio” di buona parte della provincia salernitana che &#8211; in questa città o negli immediati dintorni &#8211; ha col tempo trovato lavoro e quindi preso casa, magari approfittando di un costo della vita sensibilmente più light di quello di altri comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma: per quanto mi consta, qua, da sempre, fatto salvo qualche bar temerario e un paio di paninoteche travestite da pub, dopo le nove di sera è una carrellata di saracinesche chiuse che nemmeno Milano a ferragosto. Il concetto di divertimento finisce coi posticipi in pay tv della serie A, la domenica sera. Al massimo, volendo proprio essere eversivi, con l’abbuffata in rosticceria prima di ritirarsi a nanna e rimuginare sull’inizio di una nuova settimana. Il sabato, poi, che altrove rappresenta l’unica occasione di rifarsi per gli addetti del settore stritolati dalla crisi, si distingue solo per un prolungamento dello “struscio” pedonale a piazza Aldo Moro rispetto ad altri giorni della settimana. Ma anche qui, venisse voglia di farti un digestivo al bancone dopo una cena particolarmente generosa, ci hai da scarrozzare parecchio.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure ho sentito che recentemente sono state elevate contravvenzioni a locali notturni che “rumoreggiavano” oltre l’orario consentito. Allora mi vengono due dubbi. Sull’occasionalità e grado di ripetitività dello schiamazzo, in primis. E sull’effettivo livello d’insopportabilità dei rumori.</p>
<p style="text-align: justify;">Che le norme vadano applicate è un fatto, e ci mancherebbe. Che non si possa trovare la maniera di socchiudere un occhio per qualche minuto su uno sforamento d’orario di un evento sporadico è un altro. Proprio per quello che dicevo in apertura: la rarità, in cotanto cemento silenzioso e sonnecchiante, dei momenti ludici, delle occasioni di aggregazione, della cultura del sorriso. Non ne va fatto un vizio, è chiaro. Ma nemmeno vanno scoraggiate le iniziative. Forse, intervenire imbracciando il manuale del perfetto sorvegliante farà la contentezza dei più sobri e perbenisti, ma per contraccolpo può togliere in partenza quell’entusiasmo di cui di certo non abbondiamo, nella nostra realtà sociale. A un solo intervento brutale, insomma, se ne possono sostituire tanti gradualmente educativi: in fondo nel settore siamo nuovi, non ci siamo avvezzi.</p>
<p style="text-align: justify;">È un fatto di mentalità, anche. O soprattutto. La tolleranza non è regolamentata dalle ordinanze sindacali. Per cui, se la gente non vuole essere “disturbata”, risulta che abbia dogmaticamente ragione. Tutto, pare infastidire: l’insostenibile baccano come la risata appena pronunciata. E per questo paiono troppe, ancora, le corse precipitose al telefono a fa accorrere vigili, carabinieri, polizie d’ogni ramo e corpo per qualunque rumore apparentemente non omologato. Spesso, nemmeno eccessivamente fastidioso, ma immotivatamente percepito come un oltraggio a quell’inviolabilità del proprio orticello di cui la nostra comunità, a volte, sa essere maestra. Non è segno di crescita sociale, estorcere costantemente un malato lassismo dettato dalla filosofia del “quieto vivere”, semplicemente limitandosi ad abusare delle regole a proprio uso e consumo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo essere una città anche in questo, forse. Comprendere che è ormai alle spalle, quella cultura rustica che ci fa essere pezzi distinti di un mosaico di tradizioni diverse. E sforzarci di capire che, a volte, si può ridere anche pensando che all’alba c’è il turno in fabbrica.</p>
<p style="text-align: right;">Ernesto Giacomino</p>
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		<title>Il Comune di Battipaglia censura il bacio gay (di Pasquale Quaranta, 15/05/2012)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 07:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[Gentile direttore, scrivo per raccontare quanto accaduto lunedì scorso in una riunione straordinaria della Commissione Pari Opportunità al Comune di Battipaglia (d’ora in poi CPO). Si è discusso di pubblicare il manifesto raffigurante il bacio di due uomini (vedi foto) &#8230; <a href="http://www.nerosubianco.eu/il-comune-di-battipaglia-censura-il-bacio-gay/">Leggi Tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Gentile direttore,<br />
</em><em><a href="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/05/omofobia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1704" title="omofobia" src="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/05/omofobia.jpg" alt="" width="320" height="298" /></a>scrivo per raccontare quanto accaduto lunedì scorso in una riunione straordinaria della Commissione Pari Opportunità al Comune di Battipaglia (d’ora in poi CPO). Si è discusso di pubblicare il manifesto raffigurante il bacio di due uomini (vedi foto) in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia che ricorre il 17 maggio di ogni anno su cui campeggia la scritta “Pari opportunità. Per tutti!”. Un’immagine che invita a vivere i propri sentimenti alla luce del sole e che avrebbe al più stimolato un dibattito sull’argomento: perché molte persone gay e lesbiche vivono le loro relazioni nella clandestinità? Mancano di coraggio? Sono spaventate dal contesto ostile che le circonda?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Pensando di poter contribuire a un miglioramento dei rapporti tra i cittadini, la CPO ha votato a favore della pubblicazione del manifesto. Già lo scorso anno, in qualità di commissario del Comune per le pari opportunità ho proposto il manifesto del bacio ma la CPO preferì un’immagine politicamente corretta che mostrava l’unione delle mani di due uomini (immagine un po’ anonima pubblicata il 17 maggio 2011 senza infamia e senza lode). Quest’anno invece, nonostante il voto favorevole di 6 commissarie su 10 presenti, il manifesto è stato censurato dall’amministrazione comunale: niente patrocinio e niente pubblicazione, nemmeno con il solo logo della CPO. Qual è il problema?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ne abbiamo discusso, come dicevo, lunedì scorso in una riunione straordinaria della CPO alla quale avrebbe dovuto partecipare anche il sindaco Giovanni Santomauro. Al suo posto è intervenuto Paolo Cuozzo, assessore con delega alle pari opportunità, insieme a Salvatore Anzalone, capo staff del sindaco, e Luigi Viscido anch’egli nello staff. Il verdetto è stato unanime: “Il bacio non s’ha da vedere”. Che la CPO abbia votato favorevolmente per la pubblicazione del manifesto non conta “perché a decidere sono il sindaco e l’amministrazione comunale”.<br />
</em><em>Ma se la CPO non ha autonomia decisionale, nonostante nello statuto sia specificato che essa è apolitica e apartitica, a cosa serve il nostro lavoro?<br />
</em><em>Il manifesto contro l’omofobia del 17 maggio 2012 avrebbe promosso anche la seconda edizione di Liberi tutti, rassegna di letteratura gay, lesbica e trans ideata in collaborazione con Legambiente e l’associazione culturale Aut Aut: ha ancora senso proporla oggi sotto l’egida del Comune di Battipaglia?<br />
</em><em>Per le ragioni che ho espresso, d’accordo con Legambiente (associazione che ho rappresentato in CPO dal luglio 2010), ho rassegnato le mie dimissioni dalla CPO del Comune nella convinzione di poter continuare la battaglia per i diritti civili altrove con maggiore autonomia e maggiore libertà.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cordialmente,</em></p>
<p style="text-align: right;">Pasquale Quaranta<br />
(componente dimissionario Commissione Pari Opportunità)</p>
<p style="text-align: right;">&nbsp;</p>
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		<title>Dispari opportunità (di Francesco Bonito)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 07:48:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre notizie, un solo comune denominatore. Partiamo dalla meno recente: il Bilancio di previsione 2012 del Comune è stato elaborato senza la partecipazione dell’assessore competente per materia, non solo, ma pare che il Sindaco volesse concedere all’assessore Elefante solo un &#8230; <a href="http://www.nerosubianco.eu/dispari-opportunita/">Leggi Tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tre notizie, un solo comune denominatore. Partiamo dalla meno recente: il Bilancio di previsione 2012 del Comune è stato elaborato senza la partecipazione dell’assessore competente per materia, non solo, ma pare che il Sindaco volesse concedere all’assessore Elefante solo un paio d’ore per leggerlo prima di firmarlo. A questo punto il colpo di scena: invece di svolgere il suo ruolo di assessore inutile, Elefante si è rifiutato di obbedire e non ha firmato il documento fondamentale della contabilità del nostro Comune. Risultato: cacciato. È il <strong>diciassettesimo assessore <em>desaparecido</em></strong> in tre anni (Paraggio, Bufano, Gallotta, Viscido, Barile, Della Corte, Anzalone, Calenda, Valletta, Capuano, Di Napoli, Marrandino, Lucia, Catarozzo, Ferraiuolo, Casillo, Elefante), tutti defenestrati o ritiratisi in buon ordine a seconda della dignità personale. Ma non è l’unica vittima della settimana… Le altre due non sono persone, ma Organismi di partecipazione voluti dall’Amministrazione per garantire il coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni nella vita politica: il Forum dei Giovani e la Commissione Pari Opportunità. Procediamo sempre in rigoroso ordine cronologico… Dopo un cammino irto di difficoltà per i giovani eletti e pieno di soddisfazioni per il suo presidente, il <strong>Forum dei Giovani</strong> è stato sciolto (non nell’acido, non siamo a questi livelli!) contro la volontà della maggioranza dei suoi componenti, grazie ad un discutibile cavillo tecnico-giuridico. Delusi, alcuni componenti del Forum mi hanno contattato per raccontare la vicenda e, vi garantisco, la decisione appare incomprensibile. Ma ancora più raccapricciante e scandalosa è la terza notizia, quella relativa alla censura dell’operato della <strong>Commissione Pari Opportunità</strong> (leggete la <a title="Il Comune di Battipaglia censura il bacio gay (di Pasquale Quaranta, 15/05/2012)" href="http://www.nerosubianco.eu/il-comune-di-battipaglia-censura-il-bacio-gay/" target="_blank">lettera</a> e saprete come è andata). Da quello che ci riferisce Pasquale Quaranta, durante un’assemblea della CPO il Sindaco avrebbe mandato un paio dei suoi portavoce (doveva intervenire personalmente, ma era una faccenda di così poco conto che bastavano due o tre dei suoi per sistemarla) a riferire che il “capo” non gradiva l’immagine scelta dalla Commissione per un poster stile <a href="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/05/omofobia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1704" title="omofobia" src="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/05/omofobia.jpg" alt="" width="320" height="298" /></a>“Pubblicità Progresso” contro la discriminazione degli omosessuali (vedi foto), e quindi o si cambiava la foto o niente poster. Alla faccia delle Pari Opportunità! Complimenti per il rispetto dell’idee altrui e dell’autonomia decisionale! La notizia si commenta da sola e tre notizie del genere in una settimana destano un certo allarme. Sorprende che un sindaco di centrosinistra, paladino della <em>partecipazione,</em> sostenuto da un partito abitualmente sensibile a questi temi come il PD, mostri una tale insofferenza verso le opinioni dei collaboratori, in particolare dei giovani e delle donne, tutte le volte che non coincidono con le sue. Forse si tratta di un po’ di stanchezza, di annebbiamento, forse è mal consigliato dai suoi 31 consulenti… La speranza è che ritorni presto in sé, lasci perdere questi atteggiamenti da “capo” e riprenda a dialogare con chi la pensa diversamente; ci sono ancora due anni per farlo, altrimenti non credo ce ne saranno altri cinque.</p>
<p style="text-align: right;">Francesco Bonito</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>La mia Africa (di Roberto Capasso)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 08:24:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mia vita “africana” iniziò nel 1994 con una serie di viaggi effettuati con il WWF (Fondo Mondiale per la Natura). Erano campi educativi in ambito naturalistico-umanitario in collaborazione con “Fratelli dell’Uomo”, Organizzazione Non Governativa di Milano che operava in &#8230; <a href="http://www.nerosubianco.eu/la-mia-africa-di-roberto-capasso/">Leggi Tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La mia vita “africana” iniziò nel 1994 con una serie di viaggi effettuati con il WWF (Fondo Mondiale per la Natura). Erano campi educativi in ambito naturalistico-umanitario in collaborazione con “Fratelli dell’Uomo”, Organizzazione Non Governativa di Milano che operava in Camerun in progetti agricoli. I viaggi in Camerun mi avvicinarono alla gente e alla cultura africana e mi contagiarono a tal punto che imparai a conoscere il cosiddetto “mal d’Africa”, che è come una specie di “stregoneria” positiva che ti prende e non ti lascia più. Allora capii che dovevo tornare in Africa per fare qualcosa di più per la gente, soprattutto per i bambini. Dopo aver frequentato un corso di un anno e mezzo al PIME di Milano (Pontificio Istituto Missioni Estere) per volontari laici, conobbi un’altra ONG, Cooperazione e Sviluppo di Piacenza, con la quale iniziai nel 2000 ad andare in Uganda come volontario. Un’esperienza durata fino al 2011, tanti anni trascorsi a lavorare in una terra meravigliosa in progetti educativi per bambini e giovani. Ma anche momenti di angoscia trascorsi durante i viaggi in nord Uganda negli anni della guerra dei ribelli di Kony, che in oltre 20 anni hanno provocato oltre centomila morti, rapito migliaia di bambini (costretti a diventare soldati e a commettere atti atroci), due milioni di persone scappate dai villaggi e sfollate nei campi. Durante le operazioni di distribuzione di cibo nei campi e negli ospedali, ho potuto vedere il terrore e l’angoscia nei volti della gente. Ma la cosa più sconvolgente era vedere la lunga fila di bambini che al tramonto lasciavano i villaggi per andare a rifugiarsi in città (era di notte che i ribelli attaccavano per distruggere i villaggi e portare via i bambini per ingrossare le file del loro esercito). In tutti questi anni in cui mi sono dedicato ai bambini ugandesi, dopo un lungo periodo trascorso come responsabile di un Centro Giovani a Moroto, un villaggio del nord Uganda, ho deciso che era arrivato il momento di cambiare. Consideravo la mia esperienza con Cooperazione e Sviluppo ormai alla fine.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/05/Uganda-kampala.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1610" title="Uganda-kampala" src="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/05/Uganda-kampala.jpg" alt="" width="450" height="311" /></a>Ho deciso quindi di fare il “volontario indipendente”, sono tornato a Kampala, la capitale ugandese, dove ho cominciato a dare una mano in un orfanotrofio che si trova all’estrema periferia della città, Nateete, una delle zone più povere e insicure. Questa nuova esperienza mi ha insegnato che spesso nelle grandi metropoli africane la vita è più dura che nei piccoli villaggi della savana. Ho girato tra le baraccopoli di Kampala dove la povertà regna sovrana. Kampala negli ultimi anni si è sviluppata considerevolmente, è abitata da circa due milioni di persone, sono sorti centri commerciali, eleganti quartieri residenziali e centri per uffici, ma esistono purtroppo anche immense baraccopoli (slum) dove vivono parecchie migliaia di persone in condizioni di estrema povertà. Decine e decine di bambini di strada sono presenti lungo le vie della città a chiedere l’elemosina, non si conosce il loro numero preciso ma sicuramente sono diverse centinaia (il governo ha affermato che non è problema di sua competenza, e di chi allora?). Per fortuna alcune associazioni laiche e religiose si occupano di loro, ma il numero dei bambini nelle strade continua a crescere.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente cerco di dare una mano in un orfanotrofio fondato da due preti protestanti. Ci vivono 75 ragazzi e ragazze, con un’età che varia da 1 a 17 anni. Le condizioni delle strutture sono molto fatiscenti per non parlare delle condizioni igienico-sanitarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è acqua corrente, spesso la luce viene tagliata per mancanza di soldi, 61 ragazzi frequentano le scuole elementari e superiori ma occorrono i soldi per le tasse scolastiche che purtroppo spesso non riescono a pagare. Anche il materiale didattico scarseggia. I ragazzi e le ragazze vivono in due casette separate molto piccole, con pochi letti a castello (in ogni letto dormono due persone). Grosso problema è il cibo. Non è facile dare da mangiare ogni giorno a 75 ragazzi. Spesso mangiano una sola volta al giorno. La malaria e altre malattie spesso colpiscono i bambini, ma l’orfanotrofio non ha i soldi sufficienti per pagare le visite mediche e i medicinali. Ma l’orfanotrofio non ha solo bisogno di aiuto materiale, forse ancora più importante è il calore umano di persone esterne che possano dare una mano e soprattutto stare con i ragazzi e aiutarli a crescere nella loro vita quotidiana. Sono quasi tutti orfani, solo 4 di loro sono stati abbandonati per strada, sentono tanto la mancanza dei loro genitori. Questa esperienza che ora sto vivendo con i ragazzi dell’orfanotrofio è sicuramente molto impegnativa e difficoltosa, certamente più delle attività precedenti che svolgevo con l’appoggio di un’organizzazione italiana alle spalle. Ora vado avanti solo con le mie proprie forze, collaborando con i due pastori protestanti, ma devo dire un grosso grazie soprattutto alla mia famiglia meravigliosa che mi appoggia in questa vita africana, e ai tanti amici italiani che mi danno una mano nella raccolta fondi. Ma è veramente dura. Spesso in Africa si trascorrono momenti difficili durante i quali la forza di andare avanti viene meno e si ha voglia di lasciare tutto e tornare alla vita normale italiana, ma la fede nel Signore fa superare ogni ostacolo e si continua nel proprio cammino. Un cammino che vorrei augurare a tanti, soprattutto ai giovani, perché decidere di intraprendere la strada del volontariato per offrirsi agli altri è una cosa meravigliosa, ed è il dono più grande che Dio ci ha dato.</p>
<p style="text-align: right;">Roberto Capasso</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/05/Contributo-Kampala2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1616" title="Contributo-Kampala" src="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/05/Contributo-Kampala2.jpg" alt="" width="850" height="125" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Mai dire maxi (di Ernesto Giacomino)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 08:14:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’Italia è un paese di santi, poeti e navigatori; ma solo per un tratto. Poi, scendendo a Battipaglia, si trasformano in barman, pizzaioli e supermercati. In realtà, non c’è crisi più brutta della crisi delle crisi: ossia quando, di fronte &#8230; <a href="http://www.nerosubianco.eu/mai-dire-maxi-di-ernesto-giacomino/">Leggi Tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’Italia è un paese di santi, poeti e navigatori; ma solo per un tratto. Poi, scendendo a Battipaglia, si trasformano in barman, pizzaioli e supermercati.<br />
In realtà, non c’è crisi più brutta della crisi delle crisi: ossia quando, di fronte allo sbandieramento d’una certa latitanza di consumatori, vedi il paradosso della proliferazione dei venditori: discount, centri di distribuzione iper/maxi/extralarge, condominii commerciali e baracche direzionali.<br />
O ci si è, disperati, o ci si fa. Tutto qua, c’è poco su cui investigare. Per cui l’arcano non solo resta tutto, ma s’ingigantisce giorno per giorno. Tu lì, compresso tra gli equilibristi della fine del mese e le code per bloccare la cambiale dal notaio, ti sporgi un po’ sul greto e vedi un curioso canale double face di soldi che va controcorrente: capitali che non solo s’investono ma addirittura paiono rientrare con inspiegabile profitto. E così deve essere, ti dici, se nessuno mai, dal parto di saracinesca a oggi, ha davvero ammainato bandiera. Magari cambiano le insegne, le marche vendute, i soci, i consigli di amministrazione. Ma quel reale game over che quotidianamente sancisce la chiusura dei piccoli esercizi di vicinato, loro, paiono non subirlo mai.<br />
Mi sovviene una battuta d’un mio amico di qualche anno fa, quando in centro, per un po’, si verificò tutto un raptus d’inaugurazioni di bar più o meno grandi, dai chioschetti alle intere palazzine passando per tinelli e stanze ammobiliate. Per un po’ lui camminò, osservò in silenzio, poi sbottò: “ma tutti ‘sti caffè, alla fine, chi se li beve?”. Ecco, qui è uguale: tutte ‘ste vorticose e roboanti offerte di lattughe in busta, bricchi di vino, tostapane, sveglie elettriche, televisori a led, jeans stone washed, baccalà alla ‘nduja, rotoloni assorbenti, impianti hi-fi, bigattini da lago, caffettiere per orzo, babbucce antistatiche, il tutto moltiplicato per enne supermercati e megastore – confinanti, se non adiacenti, se non uno nell’altro col metodo matrioska – alla fine, chi se le compra?</p>
<p style="text-align: justify;">E beh: mica parecchi, alla fine. Anzi, pochi. Così pochi, alle volte, da sembrare pellegrini abusivi in cappelle sconsacrate, o quei grumi rarefatti di turisti a Roma in pieno ferragosto. Li vedi vagabondare in questa serie interminabile di capannoni illuminati a giorno, scaffali traboccanti di merce, con la filodiffusione a palla che invita a comprare, approfittare, ammucchiare. Poi, intorno, il deserto. Una sola cassa funzionante su un totale di almeno quattro, commessi spaesati che giocano a sudoku o fanno tornei di campana sulle piastrelle lucide. Più che lo svolgimento di un’attività commerciale, paiono le prove generali di una recita. Tant’è che un quarto d’ora prima della chiusura già si vedono smorzare luci e calare saracinesche a mezz’asta. E, più o meno nello stesso istante, si comincia a spazzare e spolverare, ci s’ingegna in moduli e formule matematiche per verbalizzare quel po’ di denaro passato per la cassa. Come se fuori ci fosse la fila per entrare, e quel flusso di clienti immaginari potesse costringerli a violare l’orario sindacale.<br />
Se poi, di mezzo, ci sono generi alimentari deperibili, succede anche peggio: la processione dell’invenduto. Chili di pane, litri di latte. Tutto fresco, tutto da ritirare in fretta dagli scaffali e buttare. Un’offerta che eccede esponenzialmente la domanda, ma senza alcun effetto sui prezzi. Inspiegabile, se ci si attiene alle leggi dell’economia; benpiù logico, forse, se ci spostiamo su tutt’altra scienza.</p>
<p style="text-align: right;">Ernesto Giacomino</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Appesi a un filo (di Francesco Bonito)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 08:11:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La foto e il titolo della nostra copertina non sono stati scelti a caso, insieme richiamano la condizione che tanti stanno vivendo in questo difficile momento storico, travolti dalla crisi economica e sociale più grave dal secondo dopoguerra. Proprio quella &#8230; <a href="http://www.nerosubianco.eu/appesi-filo/">Leggi Tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/05/pannistesi.jpg"><img class="size-full wp-image-1594 alignright" title="pannistesi" src="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/05/pannistesi.jpg" alt="" width="350" height="215" /></a>La foto e il titolo della nostra copertina non sono stati scelti a caso, insieme richiamano la condizione che tanti stanno vivendo in questo difficile momento storico, travolti dalla crisi economica e sociale più grave dal secondo dopoguerra. Proprio quella foto, scattata pochi giorni fa a piazza Risorgimento, nei pressi di via Indipendenza (che bei nomi, che straordinari concetti evocano! Una lezione per chi ha difficoltà a intitolare l’aula consiliare o il palazzo dello sport), mi aiuta a esprimere un paio di considerazioni su vicende e protagonisti della scena politica battipagliese. Dicevamo… siamo tutti appesi a un filo, ma alcuni sembrano più “appesi” di altri, qualche esempio?<br />
I lavoratori di <em>Nuova Manutenzione</em>: la triste storia la conoscete, l’avete seguita su queste colonne, e sapete pure che la soluzione annunciata più volte è stata più volte rimandata. Sono giorni tremendi per le famiglie dei dipendenti che rischiano il posto, molti pare lo abbiano dimenticato, ma a breve arriverà il momento di decidere e di mantenere le promesse. Proprio chi salverà gli ex dipendenti di <em>Nuova Manutenzione</em>, cioè il Sindaco, pare a sua volta appeso a un filo… quello dell’UDC, e non deve essere una posizione comodissima. Dopo anni passati a disintegrare i partiti, a negoziare con i singoli consiglieri comunali il posto in squadra o in panchina, nel suo girone di ritorno Santomauro dovrà fare i conti per la prima volta con un gruppo consiliare numeroso, con un partito apparentemente compatto. Difficile prevedere cosa succederà, ma gli scenari più probabili potrebbero essere due: o il Sindaco (secondo alcuni prossimo a un passaggio ufficiale nell’UDC) sarà il cavallo di Troia del partito di Casini e, novello Ulisse, scompaginerà anche i “centristi” come ha già fatto per gli altri partiti cittadini, oppure saranno Inverso e i suoi a imporre a Santomauro la condotta degli ultimi due anni di mandato, pena l’esonero (perdonatemi la metafora calcistica ma è la più cara ai protagonisti). In sintesi: o il Primo cittadino asseconderà le richieste &#8211; un tempo inconciliabili &#8211; di UDC e PD,  servendosi di quella che lui stesso ha orgogliosamente definito la “panchina lunga” (leggi: nuovi assessori in quota UDC e magari anche un altro per il PD se i Lascaleias porteranno a termine il loro <em>proselitismo democratico</em>), oppure finirà in panchina perdendo anche la “riconferma” per le prossime elezioni. Come intuite si tratterà di una prova di forza, o di debolezza. Forse alla fine vinceranno tutti, il Sindaco, l’UDC, il PD e i <em>consiglieri solitari</em>: tutti d’accordo “per il bene della città” e uniti verso le elezioni del 2014. Avremo un Sindaco più forte, più autoritario, ma certamente meno autorevole. Alla fine sembra questo il destino di Battipaglia: votare persone pronte a tutto pur di comandare, ma non riuscire a trovare <em>leader</em> autorevoli in grado di guidare la città. Solo che di questi tempi serve collaborazione e condivisione non sopraffazione, lo si capisce guardando bene la foto dei panni stesi: due famiglie in due case diverse dividono lo stesso filo. Nessuno dei due deve tirar troppo la corda.</p>
<p style="text-align: right;">Francesco Bonito</p>
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		<title>I vantaggi dell’agricoltura biologica (di Marco V. Del Grosso)</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 08:06:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/04/AgricolturaBio3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1454" title="AgricolturaBio" src="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/04/AgricolturaBio3.jpg" alt="" width="400" height="261" /></a>Nella Piana del Sele, tra il parco naturale del Cilento, l’oasi di Persano, il parco archeologico di Paestum e i Monti Picentini, bagnate dalle acque del fiume si snodano fertili terre. In quest’area, a prevalente vocazione orticola, troviamo grandi aziende agricole che da più di una decina di anni applicano con successo i metodi biologici, portando avanti la riscoperta delle tecniche di coltivazione tradizionali.<br />
Questo tipo di agricoltura ha due obiettivi principali strettamente connessi: salvaguardare la salute della Terra, migliorare le condizioni di lavoro degli agricoltori e migliorare quella dei suoi abitanti attraverso i prodotti di cui si nutrono.<br />
In Italia il 61% degli operatori biologici si concentra nell’Italia meridionale, che continua ad essere il bacino di produzione più importante ma, per qualche motivo, ancora privo di un efficiente sistema di commercializzazione e di distribuzione. La Sicilia, la Puglia e la Campania sono regioni leader nel settore dell’<strong>orticoltura biologica</strong>, comparto ancora relativamente poco sviluppato rispetto a frutticoltura e zootecnia bio. Grazie all’utilizzo di mezzi e tecniche non intensive l’agricoltura biologica non consuma le risorse della terra ma aiuta a migliorarle ed aumentarle, per lasciare ai nostri figli un pianeta in condizioni migliori di quelle in cui lo abbiamo trovato. L’abuso, per fortuna non più frequente come negli anni precedenti, di sostanze chimiche nell’agricoltura tradizionale e le intense lavorazioni provocavano la perdita di sostanza organica (humus) del terreno, per non parlare dell’inquinamento dei corsi idrici e del terreno. Per preservare l’humus uno dei principi base dell’agricoltura biologica è la gestione ponderata della fertilità della terra. Un esempio è la pratica dei <strong>sovesci</strong>, ossia l’interramento essenze appositamente seminate come trifoglio, senape o sorgo, stimolano l’accumulo dell’humus, fondamentale anche per trattenere l’acqua del terreno.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le tecniche storiche dell’orticoltura nella Piana del Sele, c’è la <strong>rotazione delle colture</strong>, che evita la coltivazione sullo stesso terreno della stessa pianta per più stagioni consecutive, limitando l’impoverimento delle risorse terreno e impedendo ai parassiti di “specializzarsi”.<br />
<strong>L’utilizzo di insetti</strong> utili per la difesa delle colture e per l’impollinazione dei fiori è uno strumento alla base dell’agricoltura biologica. La lotta biologica è una affascinante tecnica che consiste proprio nell’introduzione di insetti che sono nemici naturali di quelli dannosi, mirando a ristabilire quello che è l’equilibrio naturale frequentemente alterato dall’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Mediamente <strong>il prezzo</strong> dei prodotti biologici per il consumatore è più alto. Ciò avviene soprattutto per l’imposizione dei prezzi da parte delle grandi catene di distribuzione a cui vanno i guadagni maggiori.<br />
In realtà il non impiego dei prodotti chimici gioca in genere (non sempre) a favore dei costi di produzione dei prodotti biologici. Non li premia invece l’aspetto, meno “perfetto”, e quindi poco appetito dal pubblico, ormai abituato a pomodori rotondissimi e mele senza una tacca.</p>
<p style="text-align: justify;">L’agricoltura biologica propugna un ritorno alla <strong>stagionalità dei consumi</strong>: questo consente agli agricoltori di vendere i propri prodotti in spacci aziendali situati vicino alla zona di produzione. In questi mercati a “Km zero”, i prodotti, non dovendo affrontare lunghi viaggi, costano meno e arrivano molto più freschi. Vengono venduti senza imballaggio, con ulteriore risparmio dei costi di smaltimento dei rifiuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella Piana del Sele abbiamo finalmente due di questi <strong>spacci aziendali a “km zero”</strong> di prodotti biologici ma anche di prodotti da agricoltura integrata: uno a Pontecagnano e uno ad Eboli.<br />
Quella che si propone è quindi un’agricoltura meno dipendente da idrocarburi, che aumenta la fertilità del terreno invece di favorire processi di desertificazione e soprattutto tutela la biodiversità dell’ecosistema.<br />
Numerosi agricoltori innovativi della Piana hanno ben compreso questi principi e già attuano nelle proprie ‘aziende modello’ sistemi di coltivazione sostenibili. La speranza è che altri capiscano i reali benefici di questo sistema e seguano il loro esempio. In fondo basta pensarci: spesso si sente parlare di aziende convenzionali che si convertono al biologico, raramente di aziende biologiche che tornino al convenzionale.</p>
<p style="text-align: right;">Dott. Marco Valerio Del Grosso</p>
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		<title>Bufala Bill (di Ernesto Giacomino)</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 09:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci avrete fatto caso, no? Da un po’, alle porte di Battipaglia, c’è quest’animalone fatto di bottigliette di plastica, e ai suoi piedi una mozzarella tirata su con la stessa tecnica. Si chiama “La Bufala Riciclata”, è una scultura interamente &#8230; <a href="http://www.nerosubianco.eu/bufala-bill/">Leggi Tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/04/BufalaBill1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1437" title="BufalaBill" src="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/04/BufalaBill1-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></a>Ci avrete fatto caso, no? Da un po’, alle porte di Battipaglia, c’è quest’animalone fatto di bottigliette di plastica, e ai suoi piedi una mozzarella tirata su con la stessa tecnica. Si chiama “La Bufala Riciclata”, è una scultura interamente realizzata con recuperi dalla raccolta differenziata. Il tutto lo s’incrocia poco dopo l’ingresso in città da via Belvedere, alla prima rotatoria, con un posizionamento che è già emblematico di suo: davanti alla facciata appena riaffrescata del Palazzetto Zauli, contornato da nuove aiuole e vecchie cartacce. Una scultura riciclata nella struttura ricucita.<br />
Fermandoci all’animale, comunque, chapeau agli artisti. E ci mancherebbe. Singolare l’idea, efficace la realizzazione. Perigliosa, forse, la sola interpretazione ai meno avvezzi.<br />
Chiaro: magari è solo per difficoltà tecniche di adattamento della materia che quella bestiola di plastica paia qualunque bovino esistito o esistente sulla faccia della terra – da un uro preistorico allo gnu striato della Tanzania – fuorché una bufala. Lode alle intenzioni, ma c’è un dettaglio che svia tutto: le corna. Quelle delle bufale sono all’ingiù, lo sappiamo da che eravamo bambini, anche se era raro vederle fisicamente: ma quei faccioni tristemente cornuti campeggiavano ovunque, dai disegni sulle buste dei caseifici (quando i caseifici, prima d’assurgersi a complicate cittadelle industriali, in città li trovavi disseminati un po’ ovunque: vicoli, palazzi, scantinati) alle teste impagliate che ogni tanto sormontavano le insegne delle rivendite più trash. Messe così come sono lì, invece, belle dritte e puntute alla Belzebù, danno più l’idea di un toro pronto alla carica. E anche la scultura della mozzarella, e vabbè. È sferica, studiata, equilibrata. Perfetta. Laddove invece la mozzarella, un po’ come la Terra, vive anche per la magia dell’imprecisione geometrica, per quel suo essere goffamente a metà tra un sasso gommoso e un cuore pulsante di latte cagliato.<br />
Allora, metti che sei di Milano o, che ne so, Orvieto, arrivi a Battipaglia e vedi tutt’altro. Un toro che gioca al pallone, ad esempio. Sotto il Palazzetto dello Sport. T’immagini che lì dentro si stia tenendo qualche torneo importante, una tenzone a metà tra un rodeo con la palla e una partita di calcetto tra mariti cornuti. O, peggio ancora, che la scena sia una riproduzione in bassa lega del famoso Charging Bull di Wall Street.<br />
Ecco: messa così avrebbe più senso. Bovino e sfera messi lì non a simboleggiare l’orgoglio della tradizione casearia battipagliese, ma il fatto che qui puoi fare transazioni degne della migliore borsa mondiale. Più modeste per quantità, per carità, ma parimenti redditizie: magari non proprio affari, ma affarucoli torvi sì; non scambi di azioni ma sotterfugi di malazioni; non acquisti di titoli di Stato, ma ruberia di status titolati.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse è per quello che non ci si decide a farle rimodellare, quelle corna e quella sfera. Imprenditoria sana, dignità contadina, ricchezza meritata. Non siamo anacronistici: chi vuoi che rappresentino più, questi valori?</p>
<p style="text-align: right;">Ernesto Giacomino</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>A proposito di cemento… (di Valerio Calabrese, 20/4/2012)</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 08:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gentile direttore, ho molto apprezzato il suo commento sulla questione “edilizia” in città. Certo, discutere di queste cose in una città dove tutto è fermo e le uniche cose che si muovono sembrano essere le betoniere non è cosa semplice. &#8230; <a href="http://www.nerosubianco.eu/calabrese-cemento/">Leggi Tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Gentile direttore,<br />
</em><em>ho molto apprezzato il suo commento sulla questione “edilizia” in città. Certo, discutere di queste cose in una città dove tutto è fermo e le uniche cose che si muovono sembrano essere le betoniere non è cosa semplice. Bene ha fatto dunque a lanciare il sasso in uno stagno sempre più pregno di silenzi e connivenza. La questione dell’uso del territorio, del consumo di suolo, della salvaguardia del paesaggio si stanno imponendo nel dibattito nazionale, interessando finalmente anche la politica, fino a dettare le scelte di molte amministrazioni in materia di urbanistica e di sviluppo. Ma a Battipaglia ancora una volta ci si sottrae dall’assunzione della responsabilità di una scelta. E a rinunciare a scegliere è proprio la classe politica. Anche perchè non scegliere non significa non fare, anzi. Come lei pure denunciava, non aver cambiato in quarant’anni il Piano regolatore non ha affatto significato bloccare le betoniere. Piuttosto, ha significato “crescere” senza regole, senza criteri, cemento per il cemento: le note vicende giudiziarie di queste ultime settimane ne raccontano la misura. Molte sono invece le strade diverse da percorrere. Si potrebbe, ad esempio, ragionare attorno all’attuazione a Battipaglia di un Piano a “crescita zero”. Un Piano, cioè, che non fermi le “potenti betoniere”, ma che le indirizzi verso la riqualificazione dell’esistente. Gli esempi non mancano: da piccoli comuni come Cassinetta di Lugagnano (Mi) a grandi città come Firenze. D’altronde Battipaglia sarebbe una città da “rifare” e non “da fare”. Va chiarito dunque che “crescita zero” non significa ingessare il territorio, ma non costruire in zone di terreno non ancora edificate, aumentando invece i livelli di qualità degli edifici e dell’ambiente, e quindi della nostra vita. Per questo Legambiente è tra i promotori del movimento nazionale “Salviamo il Paesaggio”, che ha documentato come in Italia spariscano ogni anno 500 chilometri quadrati di suolo, a fronte di 2 milioni di abitazioni che restano vuote.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non siamo più negli anni settanta, oggi a Battipaglia come altrove occorrerebbe rigenerare le zone degradate e riqualificare l’esistente. Avrà la politica il coraggio quanto meno di considerare questa opzione?</em></p>
<p style="text-align: right;">Valerio Calabrese<br />
Presidente Legambiente Battipaglia</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Viva Las Vegas (di Ernesto Giacomino)</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 17:23:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Paiono essersi fatti più serrati, a Battipaglia, i controlli delle Forze dell’Ordine sugli esercizi che gestiscono il gioco. Betting, pare chiamarsi oggi il settore: l’ennesimo, detestabile termine-calderone importato dai britannici con cui, ora con un’aggiunta ora con l’altra, si definisce &#8230; <a href="http://www.nerosubianco.eu/viva-las-vegas/">Leggi Tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/04/PokerMania1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1395" title="PokerMania" src="http://www.nerosubianco.eu/wp-content/uploads/2012/04/PokerMania1.jpg" alt="" width="400" height="299" /></a>Paiono essersi fatti più serrati, a Battipaglia, i controlli delle Forze dell’Ordine sugli esercizi che gestiscono il gioco. Betting, pare chiamarsi oggi il settore: l’ennesimo, detestabile termine-calderone importato dai britannici con cui, ora con un’aggiunta ora con l’altra, si definisce in un’unica botta tutto quel variegato universo di attività ludiche pro-adulti che va dalle scommesse sportive in senso stretto (qualunque scommessa, ormai, e su qualunque sport: dal tiro alla fune al gioco dell’oca) ai casino online, passando per videopoker, slot-machine virtuali e altre diavolerie tecnologiche tipo flipper a premi e lotterie fuori monopolio.<br />
Il dato triste è che ogni uscita di volanti è una garanzia di rientro a mani piene: macchinette truccate, collegamenti a siti internet illegali, permessi assenti, gestori non abilitati. Ma è una lotta impari in partenza: per ogni bar, circoletto, stanzino costretto a spegnere (o, almeno, sospendere) gli apparecchi, ne spuntano contestualmente altrettanti pronti a rinverdire la battaglia. Gente che esce fuori alla distanza, iniziando in sordina e semiclandestinità, per poi esplodere per qualche mese con una parvenza di legalità e certezza di buoni incassi, e sparire non appena s’annusa in giro il vento di un controllo. L’ennesimo segmento di mercato, in sostanza, in cui il core business è la disperazione degli avventori. Meglio ancora, l’autodistruzione. Il periodo è più maturo che mai, le famiglie sono affamate, i salariati stanchi di soprusi, diritti negati e impennate di prezzi e gabelle regionali, comunali, rionali, condominiali; scatta, sempre più crescente, la corsa al “colpaccio”, alla vincita insperata: che magari, per carità, non risolve la vita, ma almeno la rimette per un po’ in carreggiata. Il che non significherà abiti firmati e viaggio ai Caraibi, ma almeno potrà consentire di mandare un figlio a scuola senza debiti col cartolaio.</p>
<p style="text-align: justify;">E c’è da non dormirci, allora, al pensiero che in ciò c’è sempre chi s’affanna a sfruttare il momento allestendo due computer in quattro pareti nude e spacciandosi per altro: internet point (sai la credibilità, ora che la rete è accessibile a chiunque a pochi spiccioli la settimana), o circolo ricreativo, o – udite udite – “agenzia di disbrigo pratiche”. Fantasia e diversità per le declaratorie sulla tabella al muro, insomma, omogeneità totale circa lo stampo di chi gestisce la saracinesca che sta sotto: gente che mette tavola succhiando nei vizi altrui, la cui unica fatica imprenditoriale è lo sperare (con una certa solidità di basi, in verità) che chi è al di qua della tastiera perda in fretta risparmi, stipendio, dignità, famiglia. Vita, alle volte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciliegina sulla torta, quel menefreghismo da schiaffi con cui parecchi di lorsignori si schermiscono da colpe e responsabilità, adducendo la più banale e stantia delle giustificazioni: “io che c’entro, mica li costringo”. Come rispondono, in verità, tutti quelli che accumulano profitti facendo di necessità (altrui) virtù (proprie): strozzini, papponi, pornografi, politici corrotti.</p>
<p style="text-align: justify;">No, non lo fai, non costringi. Ti limiti semplicemente a farla esistere, quella roba, magari mentre servi caffè e vendi bibite. Un piccolo accessorio, come la partita su Sky. Come una meretrice messasi discinta a ciglio strada per il solo gusto di abbellirsi le unghie al sole della litoranea. Che però, tra una spazzata d’acetone e un’asciugatura di smalto, non trova miglior passatempo che concedersi prezzolatamente agli automobilisti.</p>
<p style="text-align: right;">Ernesto Giacomino</p>
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