Elezioni: chi vince, chi perde e chi pareggia di Carmine Landi


La notte degli Oscar è a Los Angeles, ma il trionfo d’un attore quarantunenne è nel cuore della Piana, nella California del sud Italia, nella sua Battipaglia. La luce delle cinque stelle che scintillano nel cielo del Mezzogiorno si riverbera sulle acque del Tusciano: 45,7 per cento alla Camera; 44,7 al Senato. Un trionfo. E a via Plava, nella redazione d’un periodico che da tredici anni s’occupa d’informazione cittadina, ci si domanda: “Ma a Battipaglia chi ha vinto? E chi ha perso?”. Prima d’ogni valutazione, c’è un principio che va rimarcato a chiare lettere: le politiche sono tutt’altra cosa rispetto alle amministrative e alle regionali. E basta guardare al Lazio: gli stessi elettori che tirano sassate al centrosinistra guidato da Matteo Renzi, su un’altra scheda costruiscono la vittoria di Nicola Zingaretti. D’altro canto, nel Meridione dimenticato s’assiste da anni al subappalto dei partiti: i potentati partenopei, o quelli salernitani, tengono salde le redini dei gruppi politici. E c’è un dato inconfutabile: a Battipaglia i partiti hanno perso. Tutti, indistintamente.

I 5 STELLE
La città consacra un movimento che in città non c’è: c’è un manipolo d’attivisti, che da anni, all’ombra del Castelluccio, si riconosce nel programma politico del Movimento 5 Stelle, ed è pure radicato tra la gente, ma un gruppo locale ufficialmente riconosciuto non esiste. È ancora scolpita nella mente degli elettori dalla memoria più lunga l’immagine delle due liste a cinque stelle, allestite da due fazioni differenti alla vigilia delle amministrative del 2016: alla fine il simbolo non comparve, la lista neppure e, di conseguenza, non fu della partita nemmeno un aspirante sindaco a 5 stelle. I candidati nel collegio uninominale non hanno influenzato così tanto sul parere della gente che, nel segreto della cabina elettorale, ha pensato più ai volti dei leader nazionali che alle facce degli aspiranti parlamentari della Piana. Chi sorride, naturalmente, è Nicola Acunzo: l’attore ha saputo costruire il consenso tra la gente, nelle piazze e lungo le strade. E ha risparmiato pure i soldi di chi ha prenotato i teatri, le piazze, le grandi sale municipali. Vince pure Michele Cammarano: l’attore di Battipaglia l’aveva proposto il consigliere regionale, e i vertici del movimento non hanno esitato a trasgredire il regolamento delle candidature, presentando alla Camera un “fuoriquota”, un over 40. Proprio Acunzo ha parlato spesso di Cammarano come del suo candidato sindaco ideale: siamo certi del fatto che sarebbe fantapolitica? E poi c’è Gerardo Motta, che ha cavalcato un voto di protesta, ma il suo contributo l’ha dato.

IL CENTRODESTRA
Dopo la notte più lunga, sui display degli smartphone dei referenti della Piana di Forza Italia c’è un messaggio: Mara Carfagna si congratula per il risultato. Forza Italia perde, ma lo fa meglio che altrove. Nella Piana bisogna attendere il lunedì pomeriggio per ufficializzare l’investitura a senatore del pentastellato Francesco Castiello: il forzista Costabile Spinelli, sindaco di Castellabate, tiene testa all’avversario crocetta su crocetta. In città i voti di scarto ci sono e sono parecchi (2.746 preferenze in meno), ma nell’intero collegio si riducono sensibilmente: solo 1.612 crocette in meno (su 254.260 votanti), che valgono 0,67 punti percentuali. Per un pugno di schede, i moderati della Piana non regalano il terzo collegio al Meridione. A Battipaglia, il partito guidato da Giuseppe Provenza, che in campagna elettorale ha beneficiato pure del supporto di Fernando Zara, è tra il 21 per cento della Camera e il 22 del Senato: otto punti in più rispetto al trend nazionale. Un mezzo sorriso che non cela l’amarezza: chi, alla vigilia delle elezioni, s’aspettava un collegio blindato e credeva che Romano Ciccone avesse già l’elezione in tasca ha sbagliato di grosso. Non esalta il risultato del partito del vicesindaco Ugo Tozzi e dell’assessore Michele Gioia: le preferenze per Fratelli d’Italia s’attestano al 4,67 per cento alla Camera e al 5 per cento al Senato, tra gli over 25. La cordata Tozzi-Gioia perde ma non sfigura: supera di pochissimo il risultato nazionale, ma è troppo poco per stappare lo spumante. E Cecilia Francese non ha nemmeno giocato la partita: la sindaca non s’è schierata. Un caso singolare in provincia: “Solo chi non osa non sbaglia”, diceva Henry Ford. La prima cittadina è soddisfatta?

IL PD
La Caporetto del Regno d’Italia, la Waterloo di Napoleone, la Piana del Sele del Partito democratico. La sconfitta del Pd è netta: a Battipaglia la percentuale del partito è di 11,8 alla Camera e del 12,4 al Senato. Poco al di sotto della media del collegio. E in alcuni comuni limitrofi è ancora peggio: ad Eboli, dove il sindaco Massimo Cariello strizzava l’occhio ai dem, non s’arriva neppure al 10 per cento. Chi pensava che non si potesse far peggio di Renzi non è stato nella Piana. La sconfitta ha un nome e un cognome: Vincenzo De Luca. Il Pd è uno dei partiti in subappalto: in Campania è in mano ai deluchiani. E il consenso dello sceriffo, che in passato beneficiava di folle d’ammiratori, adesso è ai minimi termini: nella Piana l’immagine è stata scalfita dal tono superbo utilizzato nella questione ambientale, e la zona economica speciale e l’area di crisi industriale complessa (grandissimi risultati ottenuti dalla giunta regionale) non hanno mitigato l’antipatia dello zar salernitano. L’inchiesta di Fanpage ha fatto il resto. Adesso il re è nudo e i generali vengono immolati. Nella sua Salerno, Piero De Luca è secondo, e diventa parlamentare grazie al paracadute; nella sua Agropoli, Franco Alfieri è terzo. E nella sua Bellizzi, Mimmo Volpe è terzo: a bocce ferme, l’immagine del sindaco di Bellizzi sembra quella d’un agnello sacrificale. De Luca e gli altri avevano già rinunciato al collegio di Battipaglia, tant’è che erano intenzionati a darlo agli alleati. Poi l’idea Volpe: un sindaco del territorio, un volto storico del centrosinistra, un uomo lontano da Palazzo Santa Lucia. Un sacrificabile. Perde il Pd, anche quello cittadino, ma in fondo al tunnel è proprio il segretario cittadino Davide Bruno a vedere una luce: sul palco di Volpe, accanto a Egidio Mirra, ci sono Angelo Cappelli e Alessio Cairone. Tre consiglieri comunali per un partito che in aula a Palazzo ha solo un esponente: vuoi vedere che…?

MENZIONE SPECIALE
Da Federico Conte (Liberi e Uguali) ci si aspettava di più del 3,02 per cento, che nel collegio sale di pochissimo sopra quota 4. Il figlio del ministro socialista ai tempi di Craxi viene comunque eletto nel listino: pareggio con la cattiva sorte alle regionali del 2015, quando raccolse meno di quel che meritava. E il Popolo della Famiglia non ha superato il 3 per cento, ovviamente, ma a Battipaglia è all’1,8 per cento alla Camera e all’1,6 al Senato: un punto al di sopra della media del collegio e un numero di voti che supera quelli di Potere al Popolo! e pure quelli di Casapound e Italia agli italiani messi insieme. Chi l’avrebbe mai detto?

Nella foto in alto: il deputato Acunzo con Luigi Di Maio
Nella foto in basso: il deputato Federico Conte

9 marzo 2018 – © Riproduzione riservata
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