Due differenti consigli

Prima-n257
“Raramente va inteso come consiglio”. Era un’ammonizione che, ai tempi del ginnasio, la prof di latino ripeteva in continuazione, durante i compiti in classe. Alle prese con quelle versioni, d’altronde, si incappava di frequente nel maledetto consilium. Un sostantivo neutro di seconda declinazione, di cui i prosatori dell’antica Roma, che raccontavano le imprese militari degli eroi della Città eterna, facevano largamente utilizzo.
Vuol dire anche “consiglio”, ma, in quei testi, significa soprattutto “saggezza”, “senno” e “prudenza”, oppure “proposta”, o “decisione”, o “stratagemma”. Raramente, appunto, va inteso come consiglio.
E chi l’avrebbe mai detto che gli insegnamenti di quella prof, qualche anno dopo, mi sarebbero tornati utili a Palazzo di Città, sedendo di fronte a quel gruppo di eletti concittadini che si ritrovano a discutere, proporre e deliberare in nome del popolo battipagliese? Raramente va inteso come consiglio.
È che magari, al termine d’un’astinenza tanto lunga, mi sarei aspettato qualcosa di differente. M’ero immaginato che a infuocare l’elegante sala consiliare sarebbero stati gli accesi discorsi degli uomini illustri eletti dal popolo, e non l’assenza d’un impianto di climatizzazione o i cori da stadio degli ultrà della curva Municipio.
Le prime due assise consiliari, invece, hanno deluso le aspettative.
Nella riunione del 13 luglio, in effetti, pareva di assistere a un derby calcistico tra due squadre divise da un’accesa rivalità: quelli della maggioranza, dalla loro, potevano contare sul sostegno dei sindaca boys, che forse “Ce!-ci!-lia!” l’hanno scritto pure come stato su WhatsApp e che a breve si metteranno a cantare “chi non salta in minoranza è!”; quelli dell’opposizione, invece, prima si son messi a parlare del mestiere degli altri, alla stregua di quei genitori che, quando conoscono il fidanzato della figlia, gli chiedono “Che lavoro fai?”, e poi hanno fatto i nonni con l’Alzheimer, perché sono passati a proporre alla Francese cose che, fino a qualche anno fa, erano proprio loro a negare all’attuale sindaco.
Poi, il 21 luglio, s’è dedicata quasi un’ora e mezza a parlare d’un costituendo gruppo consiliare. “Che nome date al vostro bambino?”, hanno chiesto a D’Acampora e la Liguori. Il papà ha proposto Città possibile, ma poi, gli hanno respinto la richiesta, e allora D’Acampora ha risposto A testa alta. Nella querelle battesimale, Massimo Troisi avrebbe suggerito di chiamarlo Ugo anziché Massimiliano, ché si fa prima e si educa meglio. Dai banchi della maggioranza, di tutta risposta, ci si è messi a spulciare le vecchie delibere, e a cercare il cavillo tra congiunzioni e disgiunzioni. “E”, “o”. Ci mancava Eugenio Bennato, travestito da brigante, a urlare “Ah! Ah! Ah! Ah!”. Poi, però, siccome col battesimo si diventa tutti fratelli, allora D’Acampora e la Liguori hanno deciso di andare nel gruppo misto, in attesa di Fratelli d’Italia, che, però, è un partito di maggioranza, dato che il segretario cittadino è assessore, il vicesindaco era il candidato di riferimento e la sindaca è stata di recente ad Arezzo, alla convention nazionale promossa dal partito. A quel punto, il candidato sindaco del centrosinistra ha detto che, se D’Acampora farà il gruppo, fraternamente lo seguirà. “Dì una cosa di sinistra!”, gli avranno morettianamente detto Landolfi e Bruno. Lui, però, s’è ricordato del 2002.
M’hanno deluso i primi due consigli. Ed è pur vero che non bisogna giudicare un libro dalla copertina, ma se sul frontespizio c’è scritto consilium, allora, cara prof, aveva ragione: meglio diffidare del consiglio!

Foto di Ermanno Fiore

29 luglio 2016 – © Riproduzione riservata
Facebooktwittermail