Due buone letture

Sono trascorsi già due mesi da quando ci è stato detto di rivoluzionare le nostre abitudini quotidiane e restare a casa, per il nostro bene e per quello di tutti. Adesso, fortunatamente, il peggio sembra essere passato, ma questo non vuol dire uscire irresponsabilmente e mettere in pericolo la nostra salute, semplicemente significa vedere un piccolo spiraglio di luce in un tunnel che, fino a qualche settimana fa, ci è sembrato senza via d’uscita. Mai come in questo ultimo periodo, abbiamo sentito il bisogno di provare sentimenti positivi, di essere più ottimisti, anche se con maggiore consapevolezza, e di cogliere ciò che la vita ci offre di buono in un mare di incertezze.
A tal proposito, mi farebbe piacere consigliare a tutti coloro che si trovano a casa la lettura di due libri, apparentemente diversi tra di loro (ambientati in epoche e luoghi differenti) ma, in fondo, assai simili perchè legati da un unico messaggio: non sprecare invano la vita che abbiamo avuto in dono e ricordati di “consumare fino in fondo ogni giorno che ci viene dato”.
Il primo è La ragazza delle arance dello scrittore norvegese Jostein Gaarder. Ricordo di aver avuto in prestito questo libro da una amica di università, poichè ero rimasta fin da subito incuriosita dal suo titolo, lessi le prime pagine e ne fui rapita, tanto da divorarlo in poche ore. Il romanzo parla di un ragazzino di quindici anni di nome Georg, che ha ricevuto dal padre, venuto a mancare undici anni prima, un’insolita lettera in cui gli racconta del suo primo amore, “la ragazza delle arance”, partendo dal suo impacciato primo incontro con questa misteriosa fanciulla, ribattezzata così per via del sacchetto di carta, pieno di succose arance, che ogni volta lei portava con sè. Da quel momento, la vita del papà di Georg, innamoratosi a prima vista di quella ragazza, non fu più la stessa; ogni giorno faceva di tutto per incontrarla, cercando di capire dove abitasse, quale fosse il suo vero nome e soprattutto perchè mai portasse sempre con sè un sacchetto pieno di arance, finchè non ci riuscì… Questo libro, grazie all’utilizzo di una disincantata leggerezza, offre una profonda riflessione esistenziale sulla vita e sulla morte, inoltre attraverso il racconto di una storia d’amore, piena di colpi di scena e mai banale, ci accompagna in un viaggio alla ricerca di noi stessi, scandagliando i luoghi più nascosti dell’animo umano, fino alla tanto temuta domanda che tutti noi, prima o poi ci poniamo: “Vale davvero la pena vivere?”.
L’altro romanzo è Il manoscritto ritrovato ad Accra del famoso scrittore brasiliano Paulo Coelho. Esso è ambientato a Gerusalemme nel 1099, durante l’assedio dei crociati: un uomo detto “il Copto” emerge tra la folla dispensando consigli non tanto su come affrontare l’imminente battaglia quanto su come vivere la vita di tutti i giorni, invitando a non sprecarla invano e a darle un senso.
Consiglio di leggerlo perchè offre tanti spunti interessanti su come affrontare con consapevolezza la vita quotidiana, partendo dalle sconfitte, dalle delusioni e dalle brutte cose che ci accadono ogni giorno, senza ignorarle vigliaccamente o farsi travolgere da esse, ma “gestendole” con dignità e coraggio. 

Eliana Ferraioli

16 maggio 2020 – © Riproduzione riservata

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