Diventare cittadini italiani di Eugenio Mastrovito

La legge italiana permette a coloro che sono immigrati in Italia di richiedere la cittadinanza italiana dopo un certo periodo di permanenza e residenza regolare sul territorio italiano. Ci sono tanti altri requisiti che bisogna dimostrare di possedere per cominciare a sognare che la richiesta di cittadinanza venga accolta.
Con la crisi economica, tanti sono i lavoratori immigrati che hanno perso il lavoro e così, dopo un lungo periodo di attesa per compiere gli anni richiesti, il sogno della concessione della cittadinanza si è infranto.
Mentre per richiedere o rinnovare il permesso di soggiorno bisogna dimostrare di percepire un reddito minimo uguale all’importo dell’assegno sociale dell’anno di riferimento – almeno nell’arco degli ultimi 12 mesi – per richiedere la cittadinanza italiana non è così: la somma del reddito e l’arco del periodo di riferimento aumentano.
Fino ad ora, oltre agli altri requisiti richiesti, per ottenere la cittadinanza italiana bisogna dimostrare di avere percepito un reddito minimo di circa 8.500 euro negli ultimi tre anni.
Quest’importo si riferisce a una persona singola. Se si tratta di due coniugi, tutti e due devono dimostrare di percepire un reddito minimo di almeno 11.500 euro se sono senza figlio a carico. Se invece ci sono i figli a carico che risultano nello stesso stato di famiglia, allora bisogna aggiungere altri 550 euro per ogni figlio. Oltre al reddito sopra indicato, bisogna pagare le spese di produzione del permesso di soggiorno pari a 30,46 euro, più 30 euro e di commissione per Poste Italiane che spedisce la pratica per ogni richiesta, più un contributo forfetario che va dai 70 ai 100 euro. In più ci saranno le spese delle fotocopie, delle marche da bollo e dei viaggi per presentarsi all’Ufficio Immigrazione per fare la richiesta della cittadinanza.
Prendendo come esempio l’anno 2018 in cui l’importo minimo dell’assegno sociale è di 5.889 euro, si vede che per richiedere la cittadinanza italiana non basta percepire un piccolo stipendio, ma bisogna dimostrare di avere davvero un lavoro che permette di avere guadagnato almeno circa 8.500 euro gli ultimi 36 mesi.
Dal 2008 tanti lavoratori stranieri hanno perso il lavoro, i contratti a lungo termine sono sempre più rari e i pochi contratti precari annullano ogni possibilità di richiedere la cittadinanza italiana, mettendo a rischio anche la possibilità di rinnovare il permesso di soggiorno.
Mentre quest’ultimo ha un costo minimo di 116,46 euro, la carta d’identità che viene rilasciata agli altri cittadini italiani costa tra  5 e  25 euro circa. Visto che per avere accesso ad alcuni servizi anche gli immigrati devono avere la carta d’identità italiana che, peraltro, non è valida per l’espatrio, non sarebbe sbagliato farsi questa domanda: perché far ricadere spese inutili sui lavoratori stranieri che hanno sofferto più di tutti la crisi di questi anni?
Visto che anche loro pagano le tasse, contributi e bollette come tutti i lavoratori, perché togliere a loro quel poco reddito che percepiscono?

27 luglio 2018 – © riproduzione riservata
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