Crisi Treofan: Jindal fa l’indiano

Da un mese i dipendenti della Treofan presidiano la fabbrica e chiedono di continuare a lavorare, ma la nuova proprietà sembra non ascoltare le istanze dei lavoratori e ferma la produzione. Battipaglia si mobilita 

Perdonate l’uso improprio della locuzione nel titolo; ma un po’ d’ironia il colosso indiano della chimica ce la deve consentire, considerato che finora i vertici aziendali di Jindal Group hanno mostrato scarso rispetto per i lavoratori della Treofan e per l’intera comunità battipagliese. Mentre questo giornale è in distribuzione, Battipaglia si sta mobilitando con lo sciopero generale di sabato 19 gennaio; tutti in piazza a fianco dei 78 dipendenti della storica azienda battipagliese per anni leader italiana nella produzione di film per il confezionamento di prodotti alimentari (le buste trasparenti che contengono merendine, snack, pasta, ecc…).
Ma perché un’industria sana, produttiva, in attivo, con un fatturato in crescita e un ricco portafoglio clienti dovrebbe chiudere? È la domanda che si pongono i dipendenti e i rappresentanti sindacali, e che non ha una risposta logica. Se la logica è quella della produzione industriale, della salvaguardia dei posti di lavoro e dello sviluppo dell’economia di un territorio. Ma, evidentemente, le valutazioni alla base della decisione di sospendere la produzione a Battipaglia sono altre. 
Proviamo a raccontare cosa sta succedendo, sperando che accada qualcosa di positivo nell’incontro del 24 gennaio al ministero dello sviluppo economico, durante il quale Jindal dovrebbe presentare il nuovo piano industriale. Se fosse la trama di un film – una pellicola cinematografica, questa volta – si potrebbe sintetizzare così: un capitalista indiano (Jindal), produttore anche di pellicole per il packaging alimentare, ha un grande stabilimento in Italia (a Brindisi) e un agguerrito concorrente (Treofan) che ha tre fabbriche, due in Italia (Battipaglia e Terni) e una in Germania. Jindal compra il gruppo concorrente e, immediatamente dopo, decide di “congelare” la produzione nel sito di Battipaglia. Nei primi giorni dello scorso dicembre, repentinamente, Jindal porta via la materia prima stipata nei depositi dell’ex Treofan di Battipaglia, ferma la produzione e, a inizio gennaio, trasferisce gli ordini e le commesse di Battipaglia agli altri stabilimenti. Nel giro di poche settimane, un’industria con fatturati in crescita, ordini da evadere fino a luglio 2019, si ritrova senza materia prima, con le macchine ferme e i lavoratori costretti a una forzata inattività. Di più: vengono convocati due “tavoli” al ministero dello sviluppo economico (dopo un’apparizione a Battipaglia del vicepremier Di Maio) per trattare la vertenza Treofan, ma i vertici Jindal si mostrano poco disponibili a chiarire i motivi di una decisione che appare inspiegabile ed esiziale per l’economia battipagliese. Addirittura, al secondo incontro, il portavoce del gruppo indiano non è nemmeno fisicamente presente, bensì è collegato da remoto in videoconferenza! 

Qual è l’obiettivo di una “mossa” così spregiudicata? Cancellare un pericoloso concorrente? Massimizzare i profitti di una speculazione finanziaria, giocando sulla pelle dei lavoratori? Realizzare una ristrutturazione aziendale a colpi di licenziamenti? Un film triste, una storia dei nostri tempi figlia dell’economia del terzo millennio: la finanza fa e disfa, la politica guarda, impotente.
Ma non è ancora detta l’ultima parola. Nella vicenda ci sono risvolti di grande solidarietà, di leale fratellanza. Ci riferiamo ai lavoratori dell’ex Treofan che alla vigilia delle festività natalizie hanno ricevuto un colpo durissimo e che hanno reagito con commovente forza d’animo, presidiando giorno e notte la fabbrica, incuranti del freddo di queste settimane. Uniti, sostenuti da tantissimi battipagliesi e dalle forze politiche locali, combattono la battaglia per salvare il posto di lavoro e il futuro delle loro famiglie. Una lezione per tutti: per il nuovo “padrone” Jindal, per la vecchia proprietà Treofan, per la città di Battipaglia. Un esempio che meriterebbe rispetto e un lieto fine. Una lezione di grandissimo valore ma che non ha prezzo. Proprio per questo, evidentemente, Jindal non può comprenderla.

Francesco Bonito

Nella foto: Lavoratori della Treofan in “presidio” davanti allo stabilimento (foto di Gerardo Nicolino)

18 gennaio 2019 – © Riproduzione riservata

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