Crash test

Il grado di civiltà di un popolo si vede dai sensi unici. L’avrà detto, qualche filosofo, no? O se no, niente, lo dico io qui. Che non spicco per una particolare erudizione in merito, e ok: ma c’è qualcuno più spassionatamente umanista e creativo di un automobilista inferocito? Basti pensare al bagaglio di imprecazioni che sono capace di inventare quando mi tagliano la strada o mi parcheggiano addosso.
In realtà c’è, un fondamento di verità su quel fatto dei sensi unici. Vuoi o non vuoi, sono l’emblema dello stato di salute della viabilità della città. Il termometro, l’emocromo. Ci sono comuni in cui sono progettati, studiati a tavolino, calcolati con riguardo al flusso di traffico e le potenzialità di snellimento. Altri, invece, dove sono messi con l’amblinmblancia, un po’ qui e un po’ là, a riempire i vuoti dell’arredo urbano. Un po’ come le palle sull’albero di Natale: gira un po’, bene così, riempi il lato dove si vedono di più.
SensounicoChissà, magari in questo caso la logica è più semplice: finire le scorte di segnali che s’hanno nel magazzino dell’ufficio tecnico. E magari sarà andata proprio così, per quella manciata di strade nella parte est del quartiere Sant’Anna, nel quadrilatero tra centro sociale e scuole Fiorentino. Fuffa, paletti finiti, orientatevi come capita. Via Como, via Metastasio, via Aleardi, via Rieti, via Guicciardini. Eccetera. Tratturi asfaltati larghi quanto un pivot dell’NBA disteso di traverso. Senza alcuna visuale nei rispettivi incroci, e rigorosamente a doppio senso di circolazione. Ovviamente, in questi casi, ci si aspetta quantomeno un divieto di sosta su entrambi i lati. Macché. Auto parcheggiate ovunque: destra, sinistra. Marciapiedi, balconi, parapetti. La concomitanza di due macchine in entrambi i sensi potrebbe provocare code potenziali fino allo stretto di Messina.
Il problema non è prettamente folcloristico, lo si intuisce. In quelle strade succedono incidenti spesso gravi. Il solo incrocio tra via Como e via Guicciardini registra una media di un tamponamento a settimana. L’ultima volta, peraltro, anche con feriti. Una statistica che dovrebbe indurre alla più semplice, pragmatica delle considerazioni: qui, signori, c’è qualcosa che non va.
Purtroppo, come dicevano i nostri nonni, il pesce puzza dalla testa. L’anomalia è più a monte, è nel modo di vedere le cose. Le mappe rionali sono metodicamente tagliate fuori dalle strategie di viabilità. E soffocano nel caos dell’assenza di controllo, di manutenzione, di pattugliamento. Succede qui, succede nell’altro lato del quartiere, a ridosso della clinica Salus. Ma non solo. Nel rione Stella, per dire, sono occorsi almeno trent’anni, per mettere sensi unici e divieti d’accesso a vicoli killer come via Sepe o via Petrocchi. Idem altrove: Taverna, Serroni, Belvedere. E lì dove s’è mosso qualcosa, diciamocelo, è stato principalmente per motivi di opportunità elettorale, per la furba propaganda di qualche candidato residente in zona (‘mmazza, m’aggiusta così bene le strade, vuoi che non m’aggiusti un bilancio?).

Serve una raddrizzata d’approccio, quest’è. Nell’attesa, un consiglio che mai come ora è di una salubrità che spiazza: lì intorno, camminateci a piedi.

24 aprile 2015 – © Riproduzione riservata
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