Cosa, quando, dove e perché di Francesco Bonito

Manca il “chi” per completare i cinque solidi pilastri di ogni buon articolo giornalistico, secondo l’autorevole scuola anglosassone delle 5W. Non scriverò di giornalismo, non temete, ma prendo in prestito queste quattro parole per invitare altri ad usarle, per comunicare in modo efficace il loro piano, i loro progetti. All’esordio del 2018 non sarebbe bello se chi amministra la città rendesse noto un documento di programma nel quale, in modo preciso e sintetico, anticipasse obiettivi e interventi previsti nell’anno appena iniziato? Siamo abituati a leggere i programmi elettorali stilati alla vigilia del voto, oppure ad ascoltare interviste radiofoniche o televisive in cui si anticipano genericamente intenzioni, auspici e, molto spesso, si annunciano risultati quasi raggiunti o opere quasi realizzate. L’opinione pubblica viene blandita con queste promesse coniugate al presente che invece si riferiscono a un futuro che, a volte, non arriva mai.
Sarebbe innovativo, leale e molto utile, invece, produrre un documento nel quale si sottoscrivano gli impegni che si porteranno certamente a termine entro il 2018. Cose concrete, azioni, provvedimenti, opere, non velleitarie intenzioni o generici proclami. Per facilitarne la stesura, per rendere il documento chiaro per tutti e verificabile al termine dei dodici mesi, ci si potrebbe far guidare dall’uso delle quattro parole del nostro titolo: cosa, quando, dove e perché. In modo che tutti i cittadini possano oggi sapere cosa la giunta Francese farà nel 2018, quando lo farà, dove e perché lo farà. Non una Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ma una lista delle cose da fare, un promemoria. Scriverlo sarebbe utile anche per chi lavora all’interno del Municipio: assessori, consiglieri comunali, dirigenti e dipendenti comunali. Sapere quali sono gli obiettivi condivisi aiuta a raggiungerli e consente a tutti di verificare quanto si è fatto e quanto resta da fare. Conviene soprattutto alle amministrazioni efficienti e produttive, perché in questo modo riescono a raccontare compiutamente ai cittadini quanto di buono hanno fatto. Sarebbe un bel modo di cominciare il nuovo anno, un atto di fiducia, verso se stessi, verso i cittadini e verso l’opposizione. Se lo scrivete, mandatecelo: ci pensiamo noi a metterlo nero su bianco.
Gli ultimi giorni del 2017 si sono portati via Enzo Faenza. Mai, come nel suo caso, l’espressione prematura scomparsa suona come una definizione vera, non rituale, perché dà la misura di quanto il tempo che è mancato a Enzo in realtà è stato drammaticamente sottratto ai suoi familiari e a tutti coloro che avrebbero potuto ancora giovarsi della sua esistenza terrena. Impossibile descrivere in poche righe la sua appassionata lealtà, il senso di giustizia, la profonda coerenza; arduo contare le imprese straordinarie compiute in ogni campo. Voce fuori dal coro, si sarebbe schermito rispetto a una commemorazione di rito; perciò abbiamo deciso di ricordarlo attraverso un suo racconto pubblicato da Nero su Bianco nel 2010, nel quale affronta col consueto garbo e con delicatezza il tema della morte. Il suo ricordo di Ferdinando Giannattasio, all’epoca da poco scomparso, e dei suoi compagni di squadra della Polisportiva degli anni Settanta, rappresenta la più commovente lettera di addio da lasciare ai tanti che lo hanno conosciuto e che non hanno potuto far altro che amarlo. Chi vuole, può leggerla a pagina 10.

12 gennaio 2018 – © Riproduzione riservata
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