Composto al sole

Ove non si fosse capito: ad oggi Battipaglia risulta essere l’unica località nell’intera via Lattea in cui, pur essendo già presenti una quarantina d’impianti di trattamento rifiuti di varia risma (dagli indifferenziati, ai chimici, agli industriali, passando per gli alieni e i non identificati), e pur lamentando i cittadini da trent’anni un costante, immutabile, irrisolvibile olezzo di putrescenza che manco nella palude di Shrek dopo una concimazione a melma fermentata e alghe morte, ci si deve comunque genuflettere e dire grazie perché dall’alto s’è rinunciato (per ora, almeno) a installarci in seno un nuovo impianto per il compostaggio dell’organico.
Come, per dire, se s’andasse in concessionaria a lamentarsi che l’auto acquistata non va bene, che perde olio, che ha un cilindro sfondato, e quelli non solo non t’aprono manco il cofano per controllare, ma ti dicono di ficcarti in macchina e andartene di corsa perché erano già pronti per sfasciarti il parabrezza a sprangate. Dei miracolati, proprio.
Il perché, poi, di questa trentennale, assoluta assenza di riguardo nei confronti dei battipagliesi, vallo a capire. Talmente inascoltati, noi, che se dovessimo dire che da parte delle istituzioni, a tutt’oggi, si sia fatto quel minimo sindacale di tentativo serio non dico di risolvere il problema, ma almeno di individuare la causa della puzza, mentiremmo. Che è storia più che nota, ormai, come le ispezioni corporali al primo indiziato, l’impianto di compostaggio di Eboli, abbiano dato risultati altalenanti a seconda di chi bussasse per controllare: una costanza di miasmi a spiovere quando ai cancelli ci si presentavano privati e innocui cittadini, tanfo regolarmente sparito quando gli ispettori erano dell’Arpac o delle forze dell’ordine. Una via di mezzo, invece, la volta che dei controlli se ne occupò un perito del Tribunale: “la puzza c’è ma arriva da un cassonetto dell’organico di un privato cittadino”. E lì si risolse facile, bastò chiamare un esorcista per liberare il privato cittadino dall’entità demoniaca che gli convertiva il sacchetto dell’umido in una cloaca capace d’inquinare chilometri d’aria. Roba che ti viene facile, ma solo se il perito è il dottor Spengler dei Ghostbusters.
Che poi, a proposito di campanilismi e teorie surreali, m’è capitato solo ora di leggere, sull’argomento, un post di qualche tempo fa di un blogger confinante: noi battipagliesi siamo prevenuti e di naso fino, dice, come facciamo a sapere con esattezza che è puzza di compost e non d’indifferenziato, o di pneumatici o altri rifiuti speciali dei nostri stessi impianti? Simpatico, dai, magari è uno sketch, un po’ come quello che chiedeva alla madre chi le desse la garanzia di essere sua madre, e giù risate. Probabilmente la risposta è che l’organico puzza d’organico e gli altri rifiuti puzzano di altri rifiuti: ma la butto lì, eh, manco vorrei esporre teorie troppo eversive. Cioè, non conosco il tipo e non so se ci sia il rischio di confonderlo, poi si sa che sono responsabilità.
Comunque niente, ad oggi stiamo come stavamo, la puzza va e viene (più viene che va) e l’unica, momentanea garanzia è che almeno non aumenterà. Ci sarebbe forse da tirare il fiato: non fosse che, con la qualità di quest’aria, è sconsigliabile anche quello.

Ernesto Giacomino

11 luglio 2020 – © Riproduzione riservata

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