Chi non vuol mollare neppure sparli di Carmine Landi


La politica nostrana somiglia all’aula d’una scuola. La campanella suona, un temutissimo prof lascia la stanza e i ragazzi gli fanno il verso: c’è chi si diletta ad imitarlo, chi si lagna a causa dell’ingiustizia d’un votaccio, chi dice che il docente dovrebbe smettere d’insegnare. Il giorno dopo, il professore torna in classe: nel silenzio tombale dei redivivi Alighiero Noschese, che adesso stanno con la bocca cucita, l’insegnante chiede in prestito una penna, e s’affretta a dargliela chi, sommessamente, 24 ore prima gli augurava un rapido pensionamento (che poi non sarebbe neppure un cattivo auspicio!), mentre chi si s’appellava all’Areopago, invocando giustizia per l’insufficienza, ora mostra un sorriso a 32 denti all’uomo col registro.
Un ritratto caricaturale, un’enfatica trasposizione di quel che accade da 22 mesi a Palazzo di Città: Cecilia Francese, ovviamente, non intimorisce nessuno, tant’è che fu proprio il suo carattere pop a garantirle l’elezione. È il sindaco, però: il prof è quello col registro; la Francese è quella con la fascia. La parte per il tutto: la sineddoche dei ruoli.
Il cruccio eterno, per gli uomini di potere, è distinguere l’adulazione dalla verità: ad agosto 2017, sulle pagine di Vanity Fair, c’era un’intervista a Matteo Renzi, un amarcord dei giorni del referendum. L’ex premier parlava del carro: affollatissimo fino al 4 dicembre 2016, un deserto dal giorno successivo. «Quelli che prima ti adulavano, smettono di salutarti. Ma è un gioco, e io sto al gioco», diceva, proponendosi come istitutore d’un corso di specializzazione per il riconoscimento degli adulatori. “Mi fido o non mi fido?”: è il dilemma più grande d’un leader nei giorni delle derive personalistiche della politica.
Son passati quasi due anni dalle amministrative: negli ultimi 22 mesi, molti battipagliesi hanno avuto modo di dialogare con qualche consigliere di maggioranza, certi assessori, alcuni rappresentanti di movimenti e di partiti, ascoltando parole poco lusinghiere sull’operato della prima cittadina. Non dicere ille secrita a bboce: l’iscrizione nella catacomba di Commodilla è una delle prime tracce d’una lingua italianeggiante; il messaggio, purtroppo o per fortuna, è ancora uno dei princìpi ispiratori dell’italica cultura.
E allora, in un’aula all’interno della quale tutti si lamentano ma nessuno lo dice al prof, bisogna apprezzare la scelta di Roberto Cappuccio, un consigliere “etico”, poi indipendente, dunque pattista e adesso all’opposizione: senza entrare nel merito della decisione, si tratta d’un esercizio di coerenza. Il malcontento? La proposta. La bocciatura? I saluti. La stessa scelta di Antonio Sagarese, che pure va ammirata. E sono apprezzabili pure quelli soddisfatti: in aula pigiano il tasto senza turarsi il naso e di notte dormono sereni.
Nei giorni scorsi, la “dissidentissima” Forza Italia ha annunciato il voto favorevole al bilancio di previsione: un “sì” che, a parer degli azzurri battipagliesi, può essere la base per poter ricostruire. Il matrimonio s’ha da ri…fare: bene! Se son rose, fioriranno. Se, però, saranno spine, si dovrà passare dall’altro lato. Altrimenti chi non vuol mollare neppure sparli!

20 aprile 2018 – © riproduzione riservata
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