A proposito di cemento… (di Valerio Calabrese, 20/4/2012)

Gentile direttore,
ho molto apprezzato il suo commento sulla questione “edilizia” in città. Certo, discutere di queste cose in una città dove tutto è fermo e le uniche cose che si muovono sembrano essere le betoniere non è cosa semplice. Bene ha fatto dunque a lanciare il sasso in uno stagno sempre più pregno di silenzi e connivenza. La questione dell’uso del territorio, del consumo di suolo, della salvaguardia del paesaggio si stanno imponendo nel dibattito nazionale, interessando finalmente anche la politica, fino a dettare le scelte di molte amministrazioni in materia di urbanistica e di sviluppo. Ma a Battipaglia ancora una volta ci si sottrae dall’assunzione della responsabilità di una scelta. E a rinunciare a scegliere è proprio la classe politica. Anche perchè non scegliere non significa non fare, anzi. Come lei pure denunciava, non aver cambiato in quarant’anni il Piano regolatore non ha affatto significato bloccare le betoniere. Piuttosto, ha significato “crescere” senza regole, senza criteri, cemento per il cemento: le note vicende giudiziarie di queste ultime settimane ne raccontano la misura. Molte sono invece le strade diverse da percorrere. Si potrebbe, ad esempio, ragionare attorno all’attuazione a Battipaglia di un Piano a “crescita zero”. Un Piano, cioè, che non fermi le “potenti betoniere”, ma che le indirizzi verso la riqualificazione dell’esistente. Gli esempi non mancano: da piccoli comuni come Cassinetta di Lugagnano (Mi) a grandi città come Firenze. D’altronde Battipaglia sarebbe una città da “rifare” e non “da fare”. Va chiarito dunque che “crescita zero” non significa ingessare il territorio, ma non costruire in zone di terreno non ancora edificate, aumentando invece i livelli di qualità degli edifici e dell’ambiente, e quindi della nostra vita. Per questo Legambiente è tra i promotori del movimento nazionale “Salviamo il Paesaggio”, che ha documentato come in Italia spariscano ogni anno 500 chilometri quadrati di suolo, a fronte di 2 milioni di abitazioni che restano vuote.

Non siamo più negli anni settanta, oggi a Battipaglia come altrove occorrerebbe rigenerare le zone degradate e riqualificare l’esistente. Avrà la politica il coraggio quanto meno di considerare questa opzione?

Valerio Calabrese
Presidente Legambiente Battipaglia

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