Bisogni educativi speciali di Annalinda Palladino

I Bes, Bisogni educativi speciali, sono ben descritti nella direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012, Strumenti di intervento per alunni con Bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica. I Bes riguardano tutti gli alunni con disturbi specifici quali la dislessia e la balbuzie, ma pure bambini in particolari condizioni che, pur non determinando un handicap, sono di ostacolo alla loro normale performance. È il caso, ad esempio, d’una bassa intelligenza verbale associata ad alta intelligenza non verbale, d’un disturbo della coordinazione motoria, della disprassia, del disturbo non-verbale o della presenza di bassa intelligenza non verbale associata ad alta intelligenza verbale, col disturbo dello spettro autistico lieve qualora non rientri nelle casistiche previste dalla legge 104.
E poi ci sono pure bambini che soffrono di forme molto lievi di disturbi psichici, quali ad esempio il deficit da disturbo dell’attenzione e dell’iperattività, che non rientrano nella casistica della legge 104, la norma che riconosce l’handicap e regolamenta i diritti particolari di questi soggetti: alunni con funzionamento cognitivo limite, e socio-economicamente, linguisticamente e culturalmente svantaggiati,  come i bambini rom o i figli degli immigrati, o ancora i minori che crescono in contesti familiari che riversano in gravi condizioni di indigenza. E ancora ragazzini dal livello culturale basso e alle prese con disagi comportamentali  e relazionali.
Tutti gli alunni con Bisogni educativi speciali hanno il diritto di avere accesso a una didattica individualizzata e personalizzata. I docenti di questi alunni dovranno applicare ad essi dei metodi e delle regole di valutazione un po’ diversi da quelli standard. Le strategie, le indicazioni operative, l’impostazione delle attività di lavoro, i criteri di valutazione degli apprendimenti e i criteri minimi attesi trovano definizione all’interno del Pdp, il Piano didattico personalizzato dell’alunno. Si tratta del documento in cui sono definiti le metodologie, gli strumenti didattici e i criteri particolari che si metteranno in campo per quel determinato alunno. La stesura del Pdp deve sempre collocarsi all’interno di un preciso piano annuale per l’inclusività. Il Pdp è un documento redatto dai docenti in cui, per ciascuna materia o ambito di studio, devono essere individuati gli strumenti compensativi e dispensativi necessari a sostenere l’allievo nell’apprendimento.
Si tratta della diretta e coerente conseguenza della normativa scolastica degli ultimi decenni nella quale è stata posta, con sempre maggiore vigore, attenzione alla realizzazione del successo nell’apprendimento e alle problematiche dell’abbandono scolastico. Gli alunni con Bes, che hanno difficoltà nell’abilità ad utilizzare i normali strumenti per accedere all’apprendimento, sono supportati attraverso il piano didattico personalizzato con strumenti compensativi e dispensativi, secondo la normativa vigente, per il raggiungimento del successo formativo.
Abbandonare a sé stesso un alunno che a causa di un ritardo di apprendimento rischia l’insuccesso scolastico e potrebbe subire l’abbandono delle attività educative non è più permesso. La scuola è dotata di tutti gli strumenti normativi, professionali e didattici per soccorrere l’alunno in difficoltà a causa di un suo svantaggio e di recuperarlo. La scuola deve intervenire per prevenire l’insuccesso scolastico, il ritardo e l’abbandono.

19 maggio 2017 – © Riproduzione riservata
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