Battipaglia quasi assente di Carmine Landi


Roma non fu fatta in un giorno, una candidatura per andarci neppure. “Neanche un battipagliese!” è un vero e proprio mantra che risuona lungo le strade della città: voci stizzite e risentite che s’odono da ogni parte dal 29 gennaio scorso, quando i vertici regionali dei partiti hanno consegnato le liste dei candidati alla Camera e al Senato. E qualche elettore battipagliese, alla stregua d’un compagno di classe curioso che cerca di mandar giù a memoria i voti degli altri, col ditino sopra al foglio s’è messo a verificare le residenze dei candidati proposti dai principali partiti. “Neanche un battipagliese!”, e giù improperi e lamentazioni, perché “noi siamo 50mila”, perché “non abbiamo l’anello al naso”, perché “non è questo il trattamento che meritiamo”. È triste, non c’è dubbio: è amareggiante constatare come i più illustri tra i referenti politici romani, napoletani e salernitani, presi dalla smania di chi si ritrova sulla scrivania dei nomi da piazzare in qualche collegio, abbiano dimenticato che c’è una città che è la capofila della Piana, che per numero d’abitanti s’avvicina almeno a tre capoluoghi di provincia campani, che pure negli anni della crisi nera e della disoccupazione alle stelle rimane volano dell’industria del Mezzogiorno, che vanta un comparto agricolo che fa invidia al mondo intero. L’elenco lo si conosce e si potrebbe ripeterlo a campanella: è l’abitudine di chi, quando ha freddo, pensa al solleone estivo e al mare e alla tintarella per scaldarsi. Eppure, se in occasione d’ogni elezione ci si ritrova a dover ripetere endemicamente che “Neanche un battipagliese!”, bisogna pure sottoporsi ad autocritica, perché le colpe non distano sempre mille miglia. Se tra gli aspiranti parlamentari che si sono proposti all’uninominale e che hanno buone possibilità d’essere eletti c’è un solo candidato di Battipaglia, che da anni lavora a Roma e che non è un esponente della classe politica locale, fatta eccezione per un quinquennio in consiglio comunale tra i ‘90 e gli anni Zero, vuol dire che qualcosa non funziona, e non soltanto dalle parti del Colosseo o del Maschio Angioino oppure del Castello Arechi, ma pure all’ombra del Castelluccio. “Neanche un battipagliese!” alla Camera, al Senato o a Palazzo Santa Lucia, ma i segretari di partito della città fanno spallucce se gli chiedete chi si potrebbe proporre per una candidatura.

A DESTRA
E così il 29 gennaio s’è consumato l’ennesimo massacro: Ugo Tozzi, dicono, sarebbe stato il candidato di Fratelli d’Italia, uno dei partiti al governo della città, ma il collegio di Battipaglia è andato a Forza Italia, visto che in una coalizione bisogna spartirseli. Gerardo Motta era nella rosa dei nomi azzurri, ma alla fine non l’hanno candidato: tra i vertici salernitani di FI c’è chi non ha gradito l’occhio strizzato ai deluchiani nel 2016. A dicembre il coordinamento cittadino di Forza Italia aveva scritto a Silvio Berlusconi chiedendo di candidare Giuseppe Provenza, l’assessore revocato: il profilo non è stato neppure preso in considerazione. Poco meno di due anni fa Cecilia Francese s’è presa la fascia tricolore guidando una coalizione che contava pure sull’apporto d’una lista di FI, e virtualmente i due consiglieri azzurri sono in maggioranza, seppur da pattisti: il governo della città non vale una candidatura. E pure nella vicina Eboli restano all’asciutto: «Dopo 5 legislature, c’era chi voleva candidare il figlio, e noi non possiamo permetterlo». Dalla sala congressi del San Luca di Battipaglia, Romano Ciccone, l’avvocato salernitano che ha strappato una candidatura al collegio uninominale di Battipaglia, lancia una durissima stoccata a Franco e Damiano Cardiello. Davanti ai mille di Battipaglia, pure il coordinatore provinciale Enzo Fasano s’appella ai forzisti rimasti sull’uscio: «Nel 2006 non fui candidato, ma dopo 4 giorni ero sul palco con quelli che m’avevano escluso». Al Senato, all’uninominale “Sele-Cilento-Diano”, c’è Costabile Spinelli, sindaco di Castellabate.

A SINISTRA
In casa dem, bisogna fare i conti con le grane degli ultimi anni: il tintinnio delle monetine alle primarie del 2016, le spaccature che hanno distrutto il compianto Enrico Lanaro, i tesseramenti gonfiati e la guerra tra il circolo cittadini e i vertici provinciali. Niente, neanche lì. Qualcuno nel partito non avrebbe gradito neppure la candidatura di Mimmo Volpe, tant’è che, con la mente a due anni fa, il segretario cittadino Davide Bruno ha fatto dietrofront: «Mi faccio da parte. La campagna elettorale deve gestirla il comitato del candidato, e io non voglio essere l’alibi per creare delle divisioni – dice il numero uno dei dem battipagliesi – e non voglio fare ad altri ciò che è stato fatto a me». Il dente avvelenato da due anni, quando «c’era chi lavorava affinché non si formasse il centrosinistra». Tra gli alleati c’era Vincenzo Inverso, che aspirava ad una candidatura in Civica popolare, ma pure è rimasto fuori: «A Salerno hanno appaltato la lista a Ciriaco De Mita e company – commenta – e questo non ci consente d’essere presenti in alcun modo». Volpe, però, si sente il candidato di tutti: «Qui c’è ancora chi parla di Battipaglia che vota Battipaglia, ma allora è inutile ammazzarsi a parlare di Stati uniti di Europa quando non si riesce a guardare oltre il recinto». Nel collegio, come aspirante senatrice, c’è Filomena Gallo di + Europa, il partito di Emma Bonino.

5 STELLE
I pentastellati un candidato battipagliese ce l’hanno e si chiama Nicola Acunzo. L’aspirante deputato, proposto nel collegio uninominale, è nato a Varese nel ‘76 da padre napoletano e madre calabrese, ed è uno dei caratteristi più quotati del grande schermo. «Siate liberi!», è il suo grido di battaglia. E due priorità: cultura e ambiente: «A Battipaglia c’è un problema enorme – dice – che è quello dell’immondizia. Io abito vicino a quest’impianto e voglio lavorare anche per risolvere piaghe simili». Acunzo ha incassato l’endorsement di Gerardo Motta, che s’appella ai battipagliesi: «Mettano da parte le appartenenze e votino l’amico Nicola Acunzo, altrimenti sarà inutile lamentarsi. È l’unico figlio di Battipaglia, e darò battaglia affinché venga eletto». Il concetto “Battipaglia vota Battipaglia” non piace a Roberto Napoli, l’ultimo degli onorevoli del Tusciano: «Ora si ripete questo motivetto – sottolinea durante l’apertura della campagna elettorale di Volpe – ma nel 2001, quando sedeva in consiglio comunale, a discapito d’un battipagliese che si chiamava Roberto Napoli, Acunzo votò per Gaetano Fasolino da Capaccio…». Per un posto a Palazzo Madama, nell’uninominale i pentastellati candidano l’avvocato Francesco Castiello, ex presidente della Bcc Cilento.

 

9 febbraio 2018 – © Riproduzione riservata
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