Battipaglia pronta a fermarsi

Tutti uniti in vista della protesta del 6 dicembre, anche se l’annunciata presenza della sindaca divide i promotori

Si dice Battipaglia, si pensa ai rifiuti. Miasmi, roghi, discariche cittadine, spazzatura, inquinamento: il degrado è dietro l’angolo e per la cittadinanza la situazione sta diventando quotidianamente insostenibile. Associazioni locali, comitati e comuni cittadini hanno unito le forze per far sentire la propria voce e mettere la parola fine al degrado ambientale che sta attanagliando la città. Dopo una serie di incontri presso l’auditorium della parrocchia San Gregorio VII, come quello svoltosi lunedì 18 novembre, all’unanimità è stato ritenuto indispensabile uno sciopero collettivo previsto per venerdì 6 dicembre.
«L’appello – esordisce Vincenzo Perrone del Comitato Battipaglia dice NO – è ad essere uniti in nome della difesa del territorio. Le polemiche degli ultimi giorni sulla partecipazione o meno dell’amministrazione comunale, sinceramente, non ci interessano. A noi interessa che il popolo sia unito in difesa del territorio. Battipaglia sta pagando un prezzo altissimo. Da mesi ripeto sempre la stessa cosa: siamo privati di una libertà fondamentale, quella di aprire la finestra la mattina per far arieggiare casa o, durante i mesi estivi, per un po’ di frescura. È una libertà della quale non possiamo essere privati e su questo punto non transigiamo». 
E proprio sulla presenza o meno della sindaca Cecilia Francese si sono espresse posizioni discordanti. Sull’argomento,  Stefania Apostolico, presidente dell’associazione Cittade, afferma: «Se l’amministrazione comunale e la sindaca vogliono partecipare alla protesta, parteciperanno come cittadini, ma non capeggeranno la manifestazione. Non si tratta di manie di protagonismo, ma è importante sottolineare come questo sia lo sciopero della cittadinanza. I battipagliesi sono stanchi e sono sicura che il 6 dicembre sarà un momento di forte aggregazione». 
Di diverso avviso gli iscritti all’associazione CivicaMente che, in una lettera aperta, invitano la sindaca
“a trascorrere la giornata del 6 dicembre in lidi a lei più consoni” sottolineando che “non ha nessun diritto di prendere parte alla manifestazione indetta dal coordinamento di quei comitati ed associazioni che da due anni si impegnano nel fare quello che avrebbe dovuto fare lei: difenderci”. 
Durante l’incontro del 18 novembre si è anche discusso della sensibilizzazione della cittadinanza al problema ambientale e di come convincere i battipagliesi a scendere in piazza. C’è chi vuole creare cultura ambientale cittadina con manifesti pubblici; chi, come Cucco Petrone del Comitato Battipaglia Dice NO, vuole puntare su uno slogan breve ed efficace, oltre a stilare un documento con pochi obiettivi forti su cui non arretrare. Altri ritengono opportuno il coinvolgimento dei sindacati per sensibilizzare tutti i lavoratori e consegnare un documento ufficiale alle attività commerciali per chiedere la loro chiusura, per consentire agli esercenti di partecipare alla manifestazione di protesta. In ogni modo, tra disaccordi e un po’ di confusione, tutti i presenti alla riunione su un punto non transigono: difendere Battipaglia e i suoi cittadini.
«La manifestazione del 6 dicembre – spiega Ugo Tedesco, presidente di CivicaMente – punta a focalizzare l’attenzione su Provincia e Regione, gli Enti in grado di produrre degli atti amministrativi che possano fermare nuove autorizzazioni. La proposta, richiamata da tutti i componenti del nuovo consiglio riunitosi per l’organizzazione di questo sciopero, è quella di difendere la vocazione agricola della nostra città. Con questa protesta speriamo che ci sia una responsabilizzazione della cittadinanza ma, soprattutto, un’unione tale da poter dare la forza giusta per una lotta sana. Noi vogliamo dire sì a Battipaglia». 
Erano presenti nell’auditorium della parrocchia battipagliese anche Salvatore Monetti e Romano Carabotta, studenti rappresentanti rispettivamente dell’I.I.S. Besta Gloriosi di Battipaglia e dell’I.I.S. Perito Levi di Eboli, che hanno confermato la loro presenza allo sciopero, impegnandosi nell’informazione e nel coinvolgimento degli altri istituti d’istruzione del territorio. 
Dopo aver ascoltato tutti gli interventi, gli obiettivi di questa manifestazione possono essere sintetizzati in quattro punti: far dichiarare Battipaglia un territorio non idoneo all’insediamento di impianti di trattamento dei rifiuti, proprio in virtù della sua riconosciuta vocazione agricola; in secondo luogo monitorare costantemente gli impianti esistenti e tutte le imprese private che trattano rifiuti; la revoca della delibera relativa al famigerato fattore di pressione; e, per finire, la nascita di un coordinamento agile che possa farsi portavoce dei problemi ambientali e battersi per il rispetto delle regole. 
Ma anche fuori dalle stanze in cui si decidono strategie e azioni, la popolazione battipagliese è arrabbiata. Stanca di convivere col problema contingente dei miasmi, scandalizzata da come viene gestito il problema dei rifiuti e preoccupata dell’impatto di questi fattori sulla salute pubblica. Lo confermano anche le parole di Vincenzo Perrone: «La gente comincia a prendere coscienza di questo pericolo, i roghi ci hanno mandato un ulteriore segnale. Oggi Battipaglia non è ancora la terra dei fuochi e, certamente, non vuole diventarlo». 

Benedetta Gambale

Nella foto: un momento della manifestazione del 23 novembre 2017

22 novembre 2019 – © Riproduzione riservata

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