Basta giocare!

Abbiamo risparmiato ai lettori le immagini di cumuli di spazzatura alti come un giocatore di basket e larghi come un lottatore di sumo. Foto di questo tipo se ne sono viste a centinaia sui social network, ogni battipagliese ha dovuto fare lo slalom tra i rifiuti per una settimana e la situazione non è ancora tornata alla normalità. Si sono usate espressioni tipo: braccio di ferro, muro contro muro, ultimatum, per descrivere l’aspro conflitto in corso tra i lavoratori di Alba Ecologia e l’amministrazione Francese. La Prima cittadina – col placet dei consiglieri di maggioranza e degli assessori, immaginiamo – ha chiesto dei sacrifici economici ai lavoratori della società “municipalizzata” (termine giuridicamente non corretto ma che rende sinteticamente l’idea), prima di provvedere all’ennesima ricapitalizzazione di una società da anni in una consolidata, forse irrecuperabile, crisi finanziaria. Si parla di un cambio del contratto collettivo di lavoro verso uno meno oneroso per il Comune (socio di maggioranza e sostanzialmente unico cliente di Alba) che comporterebbe, secondo le dichiarazioni di Cecilia Francese, “solo” la rinuncia alla 14esima mensilità e l’incremento di poche ore lavorative settimanali (per far diminuire, in questo modo, le ore di straordinario mensili). Questa richiesta, dettata come condizione per ricapitalizzare Alba e scongiurare licenziamenti immediati (in caso di fallimento) o futuri (in caso di privatizzazione), è ritenuta dal Comune una proposta ragionevole, mentre per i dipendenti di Alba rappresenta una vergognosa e inaccettabile provocazione. 
Né chi scrive né chi legge conosce così bene la materia per sapere dove sta la ragione. Un po’ di torto, però, ce l’hanno entrambe le parti. Se è infatti condivisibile l’obiettivo di Cecilia Francese di pretendere un serio piano di ristrutturazione industriale, teso a ridurre sensibilmente i costi fissi, prima di bruciare milioni di euro dei contribuenti battipagliesi sull’altare di una ricapitalizzazione che molti ritengono incauta, è anche vero che un politico dovrebbe usare i metodi idonei a conseguire quel buon fine, evitando di procurare danni o disagi alla collettività. Uno sciopero, con la conseguente sospensione del servizio di ritiro dei rifiuti, in piena estate, è una prova insuperabile per la pazienza dei battipagliesi. Ma è anche un colpo durissimo alla popolarità della Prima cittadina, mai così in basso in questi tre anni.
Dall’altra parte, i lavoratori di Alba non possono tirare troppo la corda, per due motivi: il primo è che se la corda si spezza quelli che rischiano di più sono proprio loro. Il secondo motivo è che alienarsi la “simpatia” degli utenti (creando disagi e non garantendo un’adeguata qualità del servizio), per una società che – a torto o a ragione – non ha mai goduto dell’apprezzamento della maggioranza dei cittadini, potrebbe comportare la perdita di quel sostegno politico che ha reso in questi anni Alba intoccabile. 
Non possiamo far finta di ignorare, infatti, che vari sindaci, amministratori e commissari straordinari hanno individuato – dicendolo sempre sottovoce – Alba Nuova prima e Alba poi, come la causa principale della permanente condizione di dissesto finanziario del Comune di Battipaglia. Salvo pochi inguaribili ottimisti (spesso dipendenti o ex dirigenti della società), secondo cui Alba è un gioiellino dell’imprenditoria meridionale che per colpa di un Comune miope e parassita non vola ai vertici del capitalismo mondiale, tutti gli altri ritengono la nostra “municipalizzata” un’azienda che ha più spesso creato problemi che offerto soluzioni. Affermazione difficile da smentire anche per i simpatizzanti e i tifosi della società di via Rosa Iemma. 
Battipaglia però è stanca. I battipagliesi sono avviliti nel vedere da anni la città sporca (forse Alba ne sa qualcosa?), i giardini pubblici con l’erba alta un metro, le piazze e le fontane pubbliche ridotte in uno stato pietoso (forse il Comune ne sa qualcosa?). Alla vigilia di un aumento medio della Tari superiore al 25%, penso che i due contendenti, responsabili dell’esiziale combinazione servizio scadente e costi alti, dovrebbero smettere di giocare con i soldi e la qualità della vita dei battipagliesi e rimboccarsi le maniche. Non per fare a cazzotti, bensì per lavorare di più e meglio. 

Francesco Bonito

28 giugno 2019 – © Riproduzione riservata

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