Attacco deliberato

Alea iacta est. Cecilia Francese ha passato il Rubicone. Il documento riportato in copertina è lo stralcio della delibera con cui la giunta battipagliese addita, apertis verbis, l’impianto di compostaggio sito in territorio ebolitano, gestito dalla società Ladurner Ambiente ma di proprietà del Comune di Eboli, come il principale responsabile dei miasmi nauseabondi che da quattro anni ammorbano l’aria respirata dai battipagliesi. Un atto inequivocabile che non solo indica il “colpevole” ma chiede al Comune di Eboli e alla Regione Campania di provvedere alla “immediata chiusura dell’attività dell’impianto di compostaggio sito nel Comune di Eboli ai confini con il Comune di Battipaglia, nelle more degli interventi di messa a norma, o comunque risolutivi del fenomeno dei miasmi di cui nelle premesse, come del resto ritenuto necessario nelle stesse relazioni tecniche in premessa richiamate, finanziati dalla Regione Campania”.
Certo, parliamo di un atto d’indirizzo, però è un segnale politico forte, un passo – come quello compiuto da Giulio Cesare nel 49 a.C. – dal quale non si torna indietro. Quanto inciderà sulla risoluzione dell’annoso problema dell’olezzo è difficile prevedere; sicuramente la sindaca e i suoi hanno preferito il pugno di ferro al guanto di velluto. D’altra parte, Cariello e Francese se l’erano date di santa ragione, a colpi di videomessaggi su Facebook, già nel novembre 2018 (cfr. Nero su Bianco n. 318, titolo in prima pagina: Più botte che risposte); un match sostanzialmente finito pari tra i contendenti, ma con la sconfitta dei battipagliesi.
Il discusso impianto ebolitano è da tanti indicato come la causa principale dei problemi olfattivi battipagliesi: da Nunzio Vitolo a Valerio Longo, da Cecilia Francese a Cucco Petrone; anche chi non è mai d’accordo su nulla, sulla puzza “made in Eboli” è felicemente concorde. Si racconta che lo stesso ministro Costa, durante la sua visita a cinque stelle, abbia apprezzato il “bouquet”. E pochi giorni prima della Delibera numero 210, una delegazione del Comitato Battipaglia dice no – col placet del sindaco Cariello – aveva fatto un sopralluogo all’impianto di compostaggio ebolitano, confermando il responso emesso da altri autorevoli nasi. Insomma, sul fatto che quel sito produca emissioni odorigene sgradevoli sono tutti d’accordo; tranne chi lo gestisce e chi – per ragioni di opportunità politica – deve difenderlo a oltranza. Ma portare la questione sul piano dello scontro di campanile, del derby della puzza tra Battipaglia ed Eboli, è la scelta giusta? Difficile dirlo. Certo, alienarsi le simpatie e la collaborazione dell’unico potenziale alleato in grado di intervenire in casa sua e di fare da sponda in Regione è un azzardo che potrebbe costare molto caro, a meno che la sindaca e i suoi abbiano delle carte in mano così buone da essere certi di vincere la partita. 
Guanto di velluto o pugno di ferro, si diceva. Nella vicenda più ampia della sciagurata gestione degli impianti di trattamento rifiuti sul territorio battipagliese, invece, con De Luca, il suo vice, e i vertici regionali competenti a rilasciare le autorizzazioni, si continua a usare il guanto di velluto: si crede alle promesse ricevute, si confida nella loro benevolenza, si cerca di non irritare il governatore, magari mandando avanti chi può essergli più simpatico. Si è duri e morbidi al tempo stesso, a seconda dell’interlocutore. Se questa sarà stata una scelta felice lo sapremo presto. 
Forse, ma potrei sbagliarmi, come spesso la vita suggerisce, la strategia migliore è quella di usare il pugno di ferro nel guanto di velluto, chiunque sia l’interlocutore. Fermezza e determinazione, risolutezza nel prendere anche le decisioni più difficili, ma senza superflui toni da rissa, senza perdere quella doverosa “gentilezza” istituzionale (anche e soprattutto con gli oppositori) che persuade gli interlocutori e serve a costruire alleanze. Giova ricordare che Giulio Cesare, attraversando il Rubicone, pronunciò solo tre parole. E, probabilmente, sottovoce.

Francesco Bonito

25 ottobre 2019 – © Riproduzione riservata

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