ARS nova: un brevetto europeo per trasformare il rifiuto caseario in risorsa

In piena emergenza ambientale, sempre più spesso si parla di recupero e riutilizzo dei rifiuti e della necessità di attivare quei comportamenti virtuosi che ci consentirebbero di uscire da una crisi permananente, attuando il cambio di mentalità che è alla base di tutto: considerare il rifiuto una risorsa, e non un veleno da sotterrare, percepire l’ambiente come casa nostra, e non come una pattumiera inesauribile. Così si fa da decenni nei Paesi più avanzati dell’Europa del Nord, dove la percentuale dei rifiuti che va ad inquinare l’ambiente è minima, e così fa anche un’azienda battipagliese, l’ARS nova sas, attiva da trent’anni nel trattamento delle acque reflue, che ha recentemente conseguito un brevetto di invenzione Europeo, riconosciuto in ben 27 Paesi, per la realizzazione di una tecnologia di trattamento e riutilizzo del siero di latte. Andiamo dunque a conoscere questa realtà nascosta nel cuore di Battipaglia attraverso il suo fondatore, il dott. Vittorio Fortunato, che ci accoglie con un sorriso gentile e subito ci tranquillizza: ci spiegherà con parole semplici e senza troppi tecnicismi come funziona questa sua invenzione che tanto bene può fare alle aziende che la usano e all’ambiente. «Il siero di caseificazione costituisce ciò che rimane del latte a seguito del processo di cagliatura necessario alla produzione casearia di ogni tipo – ci spiega il dott. Fortunato fra gli alambicchi del suo laboratorio – La carica inquinante del siero è molto alta, quindi non può essere rilasciato liberamente sui terreni o in fogna, ma richiede un processo di depurazione. Basti pensare che un litro di siero di latte possiede una carica inquinante equivalente a quella degli effluenti prodotti da una persona nelle 24 ore. Si tratta però anche di una miscela di moltissimi costituenti, alcuni dei quali possono essere singolarmente molto preziosi. I componenti principali dei solidi del siero sono infatti le proteine solubili, il lattosio, i sali minerali e le vitamine». Dunque disfarsi del siero è un grosso problema per le aziende? «Sì, assolutamente. Per molto tempo è stato considerato solo come un fastidioso prodotto di scarto o utilizzato come alimento per gli animali;  ma con le nuove tecnologie dal siero è possibile produrre sostanze ad elevato valore aggiunto. La ricerca ha recentemente contribuito a caratterizzare più estesamente il siero, che contiene sostanze di grande interesse alimentare e farmaceutico: proteine e derivati proteici, zuccheri, sali minerali e vitamine. Le Sieroproteine (SP), presenti nel latte di vacca, bufala, capra e pecora, costituiscono il composto più utilizzato del siero, in quanto sono impiegate marginalmente dal settore caseario con la produzione della ricotta, che tutti conosciamo. Ma le industrie casearie devono spesso sostenere un costo di smaltimento, valutato fra 5 e 20 €/m3 e sono gravate dal rischio, sempre più incombente, di sanzioni salate o denuncie penali». Stiamo scoprendo cose insospettabili: lo smaltimento del siero incide significativamente nel bilancio economico dell’azienda e deve essere condotto nel rispetto della normativa vigente. «Sì, è proprio così, per cui risulta molto interessante per l’azienda casearia dotarsi di tecnologie di trattamento e riutilizzo che evitino il continuo smaltimento del siero come rifiuto. Le tecnologie fino ad ora maggiormente impiegate per il trattamento e riutilizzo del siero sono l’evaporazione termica ed i sistemi di separazione a membrana, ma si tratta di sistemi economicamente non fattibili all’interno del caseificio e  applicabili solo su larga scala per gli elevati costi di investimento e le difficoltà operative» Ed è qui che entra in gioco la novità di ARS nova che, per questi motivi, ha messo a punto una tecnologia che consente il trattamento e riutilizzo del siero all’interno del caseificio con minori costi di investimento e difficoltà di gestione. «Il solido che viene prodotto dall’impianto, oggetto del nostro brevetto d’invenzione Europeo, può essere riutilizzato per realizzare prodotti caseari, mentre la restante parte liquida viene riutilizzata anch’essa o inviata al depuratore biologico aziendale». Insomma la soluzione tecnologica brevettata da ARS nova consente ai caseifici di considerare il siero una risorsa e non più un rifiuto costoso da smaltire, e di ottenere un ritorno economico sia dal mancato smaltimento che dalla valorizzazione dei sottoprodotti ottenuti. Meglio di così…

Alessia Ingala

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