Amore, paradiso o perdizione?

Esiste una linea sottile tra l’affetto e la prevaricazione, tra l’accudimento e la manipolazione, tra l’amore e la dipendenza, una linea sottile che fa sì che l’amore tradisca l’amore. È possibile così, che nell’amore, inizialmente abbraccio caldo e rassicurante, si insinui viscidamente una sofferenza distruttiva, al punto da trasformare la relazione in un abisso soffocante. Come mai succeda questo dipende da un insieme complesso di motivazioni che si intersecano diversamente per ognuno di noi.
Ci apriamo all’amore carichi dell’eredità del passato e delle nostre esperienze di vita ed è in questa profonda e inconsapevole continuità tra passato e presente che delineiamo il volto dell’amore, portando nel rapporto i nostri desideri e bisogni di affetto e sicurezza. Ma quando questi desideri si legano a sentimenti di insoddisfazione, quando non ci sentiamo all’altezza della vita e ci viviamo come inadeguati e non meritevoli di amore, cominciamo a cercare una relazione che riempia queste mancanze e annulli il senso di inadeguatezza e di vuoto. È la ricerca di questo amore di sostegno e supporto che fa diventare emotivamente ciechi nella scelta e spinge in un paradiso illusorio, paradiso che nasconde soltanto la porta di ingresso di una pericolosa perdizione. In queste situazioni il partner non viene visto per quello che è, ma viene idealizzato, giustificato nei suoi comportamenti e nelle sue assenze, nella convinzione di poterlo cambiare grazie all’amore incondizionato e alla dedizione. Anche la relazione non è valutata per come è realmente e, pur essendo minimi i momenti felici, pur vivendo distacco e freddezza, la si considera un grande amore e non si riesce ad allontanarla. Succede così che ci si imprigiona sempre più in una rete di dipendenza e colpevolizzazione. L’altro diventa riparatore delle mie insicurezze, soccorritore del mio senso di vuoto, ci si convince che non si può fare a meno dell’altro e si investe ossessivamente sul mantenimento della relazione a scapito anche del lavoro e della vita quotidiana. La giornata oscilla allora tra senso di abbandono, tentativi di controllo ossessivo, esplosioni di rabbia e sentimenti di abbattimento. Per mantenere la relazione, ci si uniforma ai desideri del partner, colpevolizzandosi se non si riesce ad essere all’altezza delle sue aspettative e rinunciando spesso ai propri interessi, alle amicizie, a se stessi. 
Il primo passo per venire fuori da questo baratro è riconoscere che non si sta vivendo il grande amore, ma una relazione distruttiva, è avere il coraggio di affrontare quelle paure profonde che ci hanno impedito di vedere. Non è semplice, ma è un passaggio necessario per far germogliare interiormente una stima e un’accettazione nuova che permetta di mostrarsi per quello che si è, senza paura di non piacere e senza bisogno di dipendere da conferme e approvazioni. È un passaggio necessario per aprirsi alla consapevolezza che non esiste un amore perfetto, ma può esistere un amore felice. 

Anna Cappuccio
psicologo clinico, psicoterapeuta

Nella foto: Annamaria Papalini, In the water

7 febbraio 2020 – © Riproduzione riservata

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