Altrimenti ci aggarbiamo (di Ernesto Giacomino)

La storia mi ricorda un po’ un vecchio sketch di Sabina Guzzanti, in cui imitava quel Bertinotti presidente della Camera che ebbe faccia e stomaco di troncare una delle poche legislature di sinistra con una maggioranza non pericolante. C’era la Dandini, a intervistarla, le chiedeva: “Ma ora Rifondazione è al governo, non può fare opposizione”. E lei: “Infatti. Io mi oppongo a quelli della sinistra moderata”. “E se un domani Rifondazione avesse la maggioranza assoluta?”. “Mi opporrò contro me stesso”.

Insomma, sorridendo: l’eterna parabola del bastian contrario, a detta di qualcuno; dopo tre anni di maggioranze a tempo determinato, tenute su con la tecnica delle coperte patchwork, una volta che a supporto di Santomauro pare esserci un gruppo compatto, non pare servire nemmeno quello. I dieci consiglieri Udc lamentano di essere tenuti in scarsa considerazione dal Sindaco, che – al solito, direbbe qualcuno – starebbe continuando a fare di testa sua senza condividere obiettivi e linee programmatiche. Per cui, è inevitabile che, tra sostenitori oltranzisti e qualcuno più accomodante, nel partito scocchino pure minacciose scintille di scissioni interne.

Ma ragioniamo con ordine. Facendo un passettino indietro, diremmo oggi che un certo atteggiamento del primo cittadino, apparentemente assolutista a causa di decisioni poco condivise dal grosso del Palazzo (ora da un lato, ora dall’altro), sottintendeva in realtà il bisogno di garantirsi l’appoggio alternato dei vari micro-gruppi consiliari. C’è da chiedersi, allora, come mai, oggi che la poltrona è molto meno traballante che in passato, e che il Sindaco si è definitivamente schierato con l’Udc (abbracciandone organigramma e ideologie, visto che s’è pure infilato in tasca la tessera del partito), si stia facendo di tutto per rompere quest’idillio. A che pro Santomauro dovrebbe inimicarsi lo zoccolo duro della sua maggioranza? Per pura ostinazione, vezzo, smania di protagonismo? E perché una maggioranza del Consiglio Comunale – massimo organo di espressione della sovranità cittadina – dovrebbe temere le conseguenze dei “capricci” del suo Sindaco? Una maggioranza non può temere di non comandare, perché di fatto comanda. E un capo di qualunque amministrazione, da quella condominiale alla presidenza degli Stati Uniti d’America, non può permettersi di tenere in scacco proprio nessuno, se non sufficientemente supportato dai rappresentanti politici del suo elettorato.

Il problema, probabilmente, è a latere. È in quei soffi strani di dissenso che aleggiano nell’Udc, l’ombra dell’approssimarsi di una qualche lotta fratricida nel partito che potrebbe minare già da lontano la compattezza del gruppo, prima ancora che ci pensino le presunte decisioni arbitrarie del super-Sindaco. Ancor più perché sul fronte dell’opposizione s’annusano – e forte – venti di guerra, con Pdl ed Etica che stanno raccogliendo firme di consenso per chiedere a furor di popolo le dimissioni di Santomauro. Con un Udc in odore di spaccatura, un Pd con poca voce in capitolo e il resto dei consiglieri frastagliati in monoblocchi d’una o due persone, ci vuol poco a tornare in regime d’incertezza. Perché contandoli, gli avversari, quelli certi e quelli potenziali, è evidente che il rischio d’impeachment torna tutto, e forse più prepotente di prima.

Non ostinazioni, quindi: ma forse, più pragmaticamente, mosse preventive per prepararsi agli scenari futuri. Perché tanto s’è capito: qui, come cantava il Vasco “buoni o cattivi, non è (mai) la fine”.

Ernesto Giacomino

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