AbbeceDiario

Per parlare dell’estate battipagliese 2019, probabilmente la peggiore dopo quella funesta del 1943, torno a usare un format che mi permette di trattare sinteticamente argomenti diversi. Le parole che ho scelto per questo diario estivo sono quattro, tutte sgradevoli, come le vicende che vogliono rievocare.

Puzza. Va sempre peggio, ormai lo sanno tutti, anche fuori città. Grazie alla classe politica locale e regionale degli ultimi vent’anni, Battipaglia si è “riconvertita” nella capitale del distretto dei rifiuti. Chi legge sa come, quando, dove e, forse, ha capito anche perché. Chi amministra, sia Battipaglia che Eboli, dimostra di non essere in grado né di risolvere, né di attenuare i problemi connessi alla presenza di decine e decine di aziende pubbliche e private che lavorano rifiuti. Industrie inquinanti? In regola? Nessuno sa le risposte; chi dovrebbe non si fa nemmeno le domande e, probabilmente, non sa neppure quante e dove siano. Un dato è certo: in città l’aria è fetida e parrebbe insalubre; un altro dato è inconfutabile: il governo cittadino è incapace di porvi rimedio. Doloroso ammetterlo, ma è così. Sindaca e assessori sbandierano impegno instancabile, ma il risultato è impalpabile. I consiglieri comunali appaiono travolti da una sfida superiore alle loro possibilità: tacciono, si defilano. Battipaglia è stremata ma, per fortuna, molto incavolata. La rabbia ha generato maggiore consapevolezza e partecipazione – vedi la pacifica protesta in consiglio comunale di centinaia di cittadini dopo il rogo del 3 agosto – che sono le condizioni minime per essere un buon cittadino.
Il compito che spetta ai nostri delegati è arduo, ma diventa impossibile se sindaca e staff consumano preziose energie in continue scaramucce e velenosi attacchi contro chi, legittimamente, invoca e pretende maggiore incisività e qualche risultato concreto. Fare autocritica, ammettere di avere sbagliato in buona fede e chiedere scusa, oltre a essere moralmente doveroso, è condizione necessaria per fermare il crescente dissenso popolare verso la maggioranza Francese. 

Fuoco. Come prevedibile, è successo. Gli unici a non averlo previsto sono stati (in ordine decrescente di possibilità di intervenire per prevenire l’evento): l’impresa “vittima” dell’incendio, gli uffici comunali competenti per materia, le forze dell’ordine. Fine settimana estivo, azienda chiusa, vento, rifiuti stipati all’aperto in attesa di essere trasferiti altrove: tutte condizioni “propedeutiche” e presenti in occasione di analoghi precedenti roghi. Era così difficile intuire la possibilità, se non addirittura la probabilità, che accadesse? Fatalità. 

Cloaca. Ci era stato promesso il mare finalmente pulito, un depuratore efficiente, severi controlli per prevenire gli scarichi abusivi. Si saranno pure impegnati, ma non ce l’hanno fatta. Il risultato? Litoranea “abbandonata” dai battipagliesi ed evitata dai turisti, con danni economici incalcolabili per i gestori di campeggi e stabilimenti balneari.

Lurida. L’unico aggettivo per definire Battipaglia negli ultimi mesi. Per compassione censuriamo le decine di foto che i lettori ci inviano, consapevoli che il “noi” contro “loro” non può che peggiorare la situazione. Possibile che non si riesca a ottenere da Alba Ecologia una qualità del servizio almeno mediocre? Non serve rispondere che non ci sono soldi, né che i battipagliesi sono “incivili”. Chi si è candidato ad amministrare una cittadina di 50.000 abitanti ha chiesto il voto per risolvere i problemi, non per elencarli o per additare capri espiatori; non per lamentarsi degli attacchi di presunti calunniatori, non per accreditarsi come vittima di un complotto! Quello che da tempo chiedono invano i battipagliesi non è un miracolo: reclamano solo una città normale, che non puzzi, con il mare distinguibile dalla fogna, con i marciapiedi e le strade pulite. Chi deve farlo, se è in grado, provveda. Se ce la farà saremo qui, come sempre, a raccontarlo.

Francesco Bonito

13 settembre 2019 – © Riproduzione riservata

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