A favore di Carmine Battipede

Caro direttore,
come non condividere il contenuto della lettera inviata al giornale da Valerio Calabrese (Battipede: tanti a favore, qualcuno contro) di cui ho molto apprezzato la misura con cui è stato trattato un argomento che, purtroppo, continua a dividere per ragioni non sempre comprensibili, alcune volte speciose, spesso non scevre da pregiudizi. 
Chissà perché, a proposito del lavori della Commissione toponomastica comunale, mi è venuto in mente il breve racconto di Camilleri La targa che narra delle peripezie di una minoranza elitaria e perbenista che si trova a dover decidere quale dedica far seguire alla targa di commemorazione di un concittadino.
Può darsi che il richiamo letterario sia fuori luogo, ma mi piace pensare che la valutazione circa l’intitolazione di una strada o di una piazza non debba dipendere da giudizi sommari e a volte ingenerosi di una qualche commissione od organo deliberante, bensì dalla percezione della statura dell’uomo e del segno che ha lasciato nella comunità nella quale ha operato.
All’uopo non possono che soccorrere le testimonianze quale quella di Valerio Calabrese e dei tanti ragazzi che, come lui, hanno fatto esperienza delle molteplici iniziative di Carmine Battipede nel contesto cittadino.
Non amo le polemiche, non le amava neppure Carmine, che anche alle contrapposizioni più feroci opponeva riflessioni, confronto, disponibilità al dialogo; ho solo la necessità di portare una mia testimonianza e intendo farlo con quanto ho scritto nel novembre del 2012 a cinque anni dalla sua morte.  
“Nel doveroso esercizio della memoria che, lungi dall’essere mero esercizio mentale è un’immersione emotiva e stimolante, voglio ricordare Carmine quale garbato e signorile interlocutore, ora come intellettuale vivace, ora come politico appassionato e scomodo, (…) quasi un fanciullo schivo da meschinità, invidie, opportunismi, vero uomo libero. Ricordo la sua passione per il teatro e l’arte, la sua profonda ammirazione per l’esperienza umana e artistica di Annibale Ruccello, i suoi intensi rapporti con Tommaso Guarino, all’epoca collaboratore del maestro De Simone nell’allestimento de La Gatta Cenerentola. In quel contesto nasce l’idea del Festival Teatro Ragazzi, per la quale tanto si è speso, cui hanno fatto seguito numerosissime iniziative culturali profondamente incidenti anche sul piano sociale della nostra città. Ricordo la sua soddisfazione allorquando il quotidiano La Repubblica ebbe a pubblicare diversi articoli sul Festival Teatro Ragazzi, ponendo all’attenzione nazionale tale straordinario evento; ricordo ancora la sua entusiastica e preziosa collaborazione nell’allestimento da parte del Comune di Battipaglia di due fortunate stagioni teatrali al Garofalo.
A tutto ciò si contrappose, in quegli anni, la diffusa indifferenza del ceto politico, l’arroganza di certi burocrati, una vera e propria barriera impermeabile alle autentiche esigenze di manifestazione del pensiero, di arricchimento dello spirito, di partecipazione cosciente allo sviluppo sociale e culturale di una piccola comunità di provincia.
Contro questa barriera Carmine ha sempre combattuto – quasi sempre da solo – nel tentativo di creare un contesto nel quale l’arte, la poesia, il teatro, l’ambiente, la convivialità non fossero  corpi estranei da espellere, ma fondamentali e vitali elementi per una autentica civiltà del vivere.” 
La querelle di questi giorni non rende giustizia all’uomo e all’operatore culturale e dimostra ancora una volta l’insensibilità a percepire il messaggio di cui era portatore Carmine Battipede, che ha costituito innegabilmente un formidabile elemento di crescita culturale e sociale della nostra collettività, che, ora come allora, chiude teatri ed apre supermercati.

Daiberto Petrone

1 febbraio 2019 – © Riproduzione riservata

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